Nokia Siemens punta a ridurre i licenziamenti

di Andrea Barbieri Carones

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Nokia Siemens punta a limitare i licenziamenti di 445 dipendenti presso le sedi italiane di Milano, Palermo e Catania. Lunedì 16 l'incontro chiave.

Finisce con un nulla di fatto l’incontro che sindacati e rappresentanti della sede italiana di Nokia Siemens hanno effettuato ieri a Milano per cercare di trovare una soluzione che scongiuri il licenziamento di 445 dipendenti in tutta Italia.

Al summit, effettuato presso gli uffici di Assolombarda nel centro di Milano, avevano partecipato Fiom, Fim e Uilm cui è seguito, nella giornata odierna, un incontro tra una delegazione dei lavoratori e il prefetto del capoluogo lombardo, Gian Valerio Lombardi.

Intanto le parti si sono date appuntamento per un secondo incontro, che si terrà lunedì 16 luglio e che punta almeno a utilizzare forme di ammortizzatori sociali per non lasciare senza reddito 445 famiglie in tutto il Paese. La mobilitazione continua soprattutto in Sicilia, dove le sedi distaccate di Catania e Palermo saranno probabilmente chiuse, con la perdita di 35 posti di lavoro.

“In attesa dell’incontro di lunedì – ha detto il segretario provinciale della Fiom Cgil di Catania Stefano Materia – la mobilitazione continua. Abbiamo anche chiesto all’azienda di focalizzare l’attenzione su misure che prevedano l’utilizzo di altre forme di ammortizzatori sociali, cosa che sembra sia stata accettata favorevolmente, anche se non ci è stato riferito nessun particolare”.

Davanti ai sindacati, i rappresentanti di Nokia Siemens hanno parlato di possibilità di spin-off di rami aziendali o di esternalizzari parti di business, che comunque i sindacati non ritengono percorribili.

Del resto la grande azienda finno-tedesca delle telecomunicazioni – nata nel giugno del 2006 dalla joint venture tra divisione COM della Siemens AG e il Network Business Group della Nokia – ha notevoli problemi coi debiti, che hanno toccato quota 7 miliardi di euro che hanno consigliato a 90 dipendenti delle sedi italiane di approfittarne per lasciare volontariamente il posto di lavoro.

Per i sindacati, la questione tocca soprattutto i dipendenti residenti in Sicilia, anche perché il management della multinazionale avrebbe “delocalizzato alcuni servizi in Portogallo assumendo lo stesso numero di dipendenti e con le stesse mansioni del personale in esubero nelle sedi di Palermo e di Catania”.