Ex manager di Ubs aiuta fisco Usa

di Massimiliano Santoro

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Ex manager della banca svizzera Ubs ha dato al governo Usa informazioni essenziali per la scoperta di evasori fiscali, ricevendo un bonus da 104 mln.

Circa 104 milioni di dollari e 40 mesi di prigione. Detta così, la faccenda può suonare strana con moralisti e paladini dell’etica pronti a storcere il naso. Eppure questi appena descritti sono i reali termini della storia che vede protagonista, negli Stati Uniti, Bradley Birkenfeld ex banchiere Ubs.

Questo manager ha collaborato con il fisco statunitense nella lotta all’evasione fiscale, in un periodo di crisi importante per lo “zio Sam”, rivelando, nell’ambito di una indagine, di attività irregolari circa alcuni conti segreti offshore aperti da ricchi cittadini a stelle e strisce. In un’intervista rilasciata due anni fa al Wall Street Journal, Birkenfeld ha spiegato che rifarebbe la sua azione di rivelazione perché era la cosa giusta da fare. Intanto, è stato condannato a 40 mesi di carcere, con gli ultimi che attualmente sta scontando ai domiciliari, perché aveva riconosciuto di essere correo di aver favorito l’elusione fiscale di un suo ex cliente.

Nei primi mesi del 2010, Birkenfeld aveva rivelato alla rete televisiva americana CBS di avere fornito al fisco americano informazioni “scottanti” su 19 mila clienti della banca Ubs che avevano depositato su conti non dichiarati una somma vicina ai 17 miliardi di euro, spiegando quali fossero i meccanismi con cui tali clienti evadevano le imposte federali. Addirittura, questo caso aveva dato il via all’accordo tra i 2 Paesi secondo cui il governo di Berna impegnava le banche elvetiche (e in questo caso Ubs) a fornire al fisco a stelle e strisce informazioni sulle migliaia di clienti americani che avevano delle somme di denaro in Svizzera.

Fin qui la la storia sembra ricalcare l’annosa disputa fra Svizzera, Stati Uniti e alcuni Paesi europei che si sta facendo sempre più calda in una sorta di guerra economico-finanziaria più che culturale-morale.

Ma la singolarità della vicenda consiste nel fatto che l’ex banchiere s’è avvalso di una legge del 2006 che prevede per il “collaboratore” la possibilità di ottenere un compenso nella misura massima del 30% dell’ammontare complessivo rientrato nelle casse del Fisco grazie alle attività di indagine rese possibili dalle informazioni fornite. Nel caso specifico, conti alla mano, l’ammontare è pari a 104 milioni di dollari che dovrebbe rappresentare un record.