Confindustria: la legge di stabilità non aiuta le imprese

di Teresa Barone

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Dal leader degli industriali arrivano critiche verso la legge di stabilità: pochi i vantaggi per le imprese, soprattutto in materia fiscale.

Intervenuto nel corso dell’assemblea generale di Confindustria Verona, il leader di Viale dell’Astronomia Giorgio Squinzi ha espresso la sua valutazione sulla legge di stabilità, mettendone in evidenza soprattutto i punti negativi che rischiano di peggiorare la già precaria situazione delle imprese italiane.

Durante il meeting degli industriali di Verona, il presidente di Confindustria ha definito la manovra come negativa per le aziende soprattutto per quanto concerne il cuneo fiscale, pur ribadendo il potenziale positivo della legge di stabilità: “La nostra valutazione sulla legge di stabilità è che ci sono dei punti positivi, ma ci sono molti punti negativi e sono quasi tutti sulle spalle delle imprese, e questo ci preoccupa“.

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Una considerazione che acquista significato anche in materia di spending review, un pacchetto di misure che lo stesso Squinzi definisce insufficiente per garantire un intervento concreto sul fronte del cuneo fiscale sul lavoro, considerando come l’Italia sia il paese europeo caratterizzato proprio da cifre record sul costo del lavoro. Per quanto riguarda la produttività, invece, secondo il leader degli industriali 1,6 miliardi di euro rappresentano un plafond troppo esiguo per far riattivare la produttività nella penisola.

Il prossimo obiettivo di Confindustria, tuttavia, è trovare un accordo valido con i sindacati sulla produttività, possibilmente entro la fine della settimana in corso: il fine è quello di favorire lo sviluppo delle imprese e, di conseguenza, l’aumento del PIL , ma la strategia prevista dalle associazioni datoriali (comprese Abi, Ania, Rete Imprese e Alleanza Cooperative) si baserebbe sulla richiesta di ore di lavoro extra per i dipendenti, sulla revoca dei permessi e sulla possibilità di essere demansionati.

Strettamente legato alla produttività è, infine, il discorso inerente la disoccupazione nel paese, un problema urgente che richiede interventi diretti e a breve termine: “Non dimentichiamo il problema della disoccupazione giovanile un paese come il nostro col 35% di disoccupazione giovanile sta perdendo una o più generazioni e questo non ce lo possiamo permettere“.