Ecco le migliori grandi aziende dove lavorare

di Andrea Barbieri Carones

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Dagli Usa, la classifica delle 25 migliori multinazionali in cui lavorare fatta da Great Place to Work sulla base di interviste a dipendenti e manager

La migliore grande azienda dove lavorare è il Sas Institute, una software house con sede nel North Carolina, 10mila dipendenti e sedi distaccate in diversi altri Paesi del mondo tra cui l’Italia. Ecco la graduatoria 2012 di Great Place to Work, la società di consulenza che premia ogni anno le grandi imprese che si distinguono per qualità dell’ambiente di lavoro e grado di soddisfazione e motivazione dei dipendenti. Ieri, a San Francisco, è stata presentata la lista delle migliori 25 multinazionali

E al primo posto – novità assoluta – è quindi arrivata la società fondata nel 1976 da Anthony Barr, James Goodnight, John Sall e Jane Helwig che oltre a creare un impero hanno anche saputo dare ai dipendenti servizi e riconoscimenti impensabili altrove: da un incaricato che svolge commissioni private per i lavoratori a un’assunzione quasi garantita per chi effettua uno stage formativo in azienda.

Sas Institute supera Google, NettApp, altra società attiva nel settore dell’IT ma con sede in California, e Kimberly Clark azienda texana attiva nel settore della carta con stabilimenti in 37 Paesi del mondo Italia inclusa. Al quinto posto in classifica c’è la grande “delusione”, rappresentata da Microsoft: l’azienda di Bll Gates ha infatti perso la prima posizione superata da ben 4 società.

Ma con quali criteri vengono stilati questi giudizi e che cosa genera la graduatoria? Great Place to Work si è basata su diversi fattori: da un lato l’opinione degli stessi dipendenti, che vengono interpellati con un questionario che dovevano compilare e non firmare, in modo da rendere tutto anonimo e – pertanto – più attendibile. A loro sono stati chiesti giudizi sull’indice di fiducia verso l’azienda, sul rispetto, sulla motivazione e sul livello di giustizia che vi alberga. Fondamentali sono anche i giudizi sui rapporti con i propri capi e sul grado di soddisfazione generale, correlato magari alla meritocrazia e alla possibilità di lavorare divertendosi.

Naturalmente anche l’opinione delle società stesse viene tenuto da conto: ai manager delle risorse umane viene chiesto di dare dati sul fatturato, sui tipi di benefit dati a chi vi lavora e su quegli altri eventuali servizi (o strutture) che vengono messi a disposizione del personale sempre con la filosofia base che un’azienda con dipendenti felici e realizzati produce di più, fattura il 31% in più e vende il 37% in più delle altre, come dimostrano diversi studi effettuati negli Usa.

La lista vede new entry come Accor (19°), W. L. Gore & Associates (8°), Ernst & Young (12°) e PepsiCo (11°). Coca Cola è invece uscita dalle prime   25.