Fisco: accertamenti bancari per lavoratori dipendenti

di Teresa Barone

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Il caso di discrepanze tra i conti correnti e la dichiarazione dei redditi gli accertamenti fiscali scattano anche per i lavoratori dipendenti.

Una recente sentenza della Corte di Cassazione chiarisce il diritto dell’amministrazione fiscale di avviare accertamenti bancari anche nei confronti dei lavoratori dipendenti, nel caso in cui si verifichino incongruenze tra la dichiarazione dei redditi e gli importi effettivamente percepiti e risultanti nell’estratto conto.

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Al fine di stanare contribuenti rei di evasione fiscale, il fisco può infatti imputare a reddito imponibile i movimenti rilevati sui conti del contribuente anche nel caso in cui non si tratti di un lavoratore autonomo. La sentenza n. 8047 del 3 aprile 2013 estende a tutti, indipendentemente dall’attività professionale svolta, il dovere di giustificare i versamenti bancari che non compaiono nella dichiarazione dei redditi e quindi dimostrare che non si devono applicare prelievi fiscali.

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«L’art. 51 comma 2, n. 2) e 7), del dpr 26 ottobre 1972 n. 633 accorda all’ufficio, in tema di Iva, il potere di richiedere agli istituti di credito notizie dei movimenti sui conti bancari intrattenuti dal contribuente e di presumere la loro inerenza a operazioni imponibili, ove non si deduca e dimostri che i movimenti medesimi siano stati conteggiati nella dichiarazione annuale o siano ricollegabili ad atti non soggetti a tassazione. Tale presunzione ha portata generale e riguarda le dichiarazioni dei redditi di qualsiasi contribuente, a prescindere dall’attività svolta».

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La sentenza fa riferimento all’Iva e impone al contribuente di dimostrare perché determinate entrate dovrebbero essere esenti dalle tasse.  Per quanto riguarda le spese relative alla consulenza tecnica, la Cassazione afferma che l’onere della prova è a carico del cittadino.

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