Al via il Redditometro 2.0

di Chiara Basciano

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Il nuovo redditometro parte dalle spese certe. Indagini se la differenza tra reddito e spese supera il 20%.

Semaforo verde per il nuovo Redditometro, che sarà applicato sui redditi dichiarati dal 2009 con l’obiettivo di contrastare l’evasione fiscale, attraverso la definizione di circa un centinaio di voci di spesa, con l’allarme che scatta quando la differenza tra quanto dichiarato e quanto calcolato dal fisco mostri una differenza superiore al 20%.

Nel documento dell’Agenzia delle Entrate si legge: “La nuova disciplina stabilisce che la determinazione sintetica del reddito avviene mediante la presunzione relativa che tutto quanto è stato speso nel periodo d’imposta sia stato finanziato con redditi del periodo medesimo, ferma restando la possibilità per il contribuente di provare che le spese sono state finanziate con altri mezzi, ivi compresi i redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o, comunque, legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile”.

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E ancora, a proposito del meccanismo con cui sono valutate le spese: “Il nuovo metodo di ricostruzione del reddito è improntato ad una maggiore trasparenza e facilità di comprensione; si fonda, infatti, sulle “spese certe” e sulle “spese per elementi certi”, tenendo conto, per tali ultime spese, della tipologia di famiglia del contribuente e dell’area geografica di appartenenza. Solo in via residuale e per le spese correnti, in quanto numerose e di importi non significativi, ma frequenti nel corso dell’anno, al fine di evitare ulteriori oneri di conservazione della documentazione da parte del contribuente, si utilizza la corrispondente spesa media ISTAT”.

Il nuovo redditometro non guarda più al solo possesso di beni o investimenti in quanto tali, ma tende a misurare la spesa complessiva ed effettiva del contribuente, in relazione al dichiarato. Quali i soggetti a rischio? La risposta ancora tra le righe della circolare: “Saranno selezionati coloro che presentano scostamenti significativi tra reddito dichiarato e capacità di spesa manifestata, avendo cura di evitare situazioni di marginalità economica e categorie di contribuenti che, sulla base dei dati conosciuti, legittimamente non dichiarano, in tutto o in parte, i redditi conseguiti”.