Licenziare chi non accetta mansioni inferiori

di Teresa Barone

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Il ?patto di dequalificazione? è valido solo se sottoscritto a priori dal dipendente: ecco, invece, quando si può procedere con il licenziamento.

Una recente sentenza della Corte di Cassazione fa chiarezza riguardo la possibilità di licenziare un dipendente che non accetta di svolgere una mansione inferiore a quella stabilita originariamente: il datore di lavoro può troncare il rapporto di lavoro ma è fondamentale verificare le condizioni contrattuali iniziali.

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La Suprema Corte, infatti, con la  sentenza n. 18535del 2 agosto 2013 ha respinto il ricorso di una lavoratrice licenziata perché non disposta ad accettare mansioni e stipendio inferiore dopo essere stata dichiarata inidonea allo svolgimento dei compiti svolti fino a quel momento a causa di un infortunio.

L’azienda, tuttavia, ha dimostrato l’impossibilità di affidare alla dipendente mansioni equivalenti a quella iniziale, sottolineando anche come la donna non abbia mai manifestato la volontà di svolgere mansioni inferiori pur di non perdere il posto di lavoro.

A entrare in gioco è, quindi, il “patto di dequalificazione” (vale a dire la possibilità di adibire il lavoratore a mansioni inferiori rispetto a quelle pattuite in sede di assunzione solo al fine di conservare il posto di lavoro): secondo la sentenza l’accordo è valido solo se è lo stesso dipendente ad aver dato il consenso a priori, pertanto nel caso analizzato dalla Cassazione il licenziamento può essere considerato valido proprio per la mancanza di questa intesa con il datore di lavoro.

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