Licenziamento per motivi non oggettivi

di Teresa Barone

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Il licenziamento di un dipendente deve essere legittimato da motivi oggettivi anche in caso di riorganizzazione aziendale.

Esigenze di riorganizzazione aziendale possono portare al licenziamento di uno o più dipendenti, ma questa scelta non è sempre legittima in assenza di motivi oggettivi.

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La Corte di Cassazione si è recentemente espressa in merito al caso di un lavoratore licenziato dall’azienda non a causa della soppressione dell’incarico o delle mansioni, ma per rinnovare l’intera squadra in concomitanza con un cambiamento ai vertici (il dipendente, infatti, rappresentava un legame con la dirigenza uscente).

Una motivazione giudicata inopportuna dalla Suprema Corte, che con la sentenza n. 17374 del 30 luglio 2014 ha sottolineato l’evidente «carenza di un nesso oggettivo tra la ristrutturazione dell’impresa e la risoluzione del rapporto» soprattutto tenendo conto del fatto che i «compiti del lavoratore licenziato non erano stati eliminati, ma semplicemente suddivisi all’interno della nuova squadra».

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La Cassazione ha pertanto obbligato l’azienda a reintegrare il lavoratore e corrispondergli le retribuzioni maturate nel periodo intercorso tra il licenziamento e l’effettivo reintegro.