TFR in busta paga: e la previdenza?

di Teresa Barone

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L?ipotesi di percepire il TFR anticipato in busta paga piace ai giovani ma non alla Banca d?Italia, che esprime dubbi sulla previdenza.

La Legge di Stabilità 2015 porta con sé anche la proposta di anticipare il TFR in busta paga, iniziativa introdotta in via sperimentale su base volontaria nel periodo 2015-2018.

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Accedendo al proprio Trattamento di Fine Rapporto in anticipo i dipendenti avrebbero più liquidità a disposizione e i consumi – nell’ottica del Governo – potrebbero trarne benefici. Ma sono in molti ad avanzare perplessità legate soprattutto alla necessità di garantire ai lavoratori una previdenza adeguata.

Secondo la Banca d’Italia, ad esempio: «L’adesione dei lavoratori a basso reddito all’iniziativa aggrava il rischio che questi abbiano in futuro pensioni non adeguate.» Più che incentivare ai consumi, inoltre, il TFR percepito in busta paga potrebbe spingere a crearsi programmi di risparmio e piani di accumulo alternativi.

Nel corso dell’audizione sul Ddl di stabilità davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, il vicedirettore della Banca d’Italia Luigi Federico Signorini ha espresso non pochi dubbi a riguardo:

«Lo smobilizzo del TFR maturando inciderebbe negativamente sulla capacità della previdenza complementare, o del TFR se percepito alla fine della carriera, di integrare il sistema pensionistico pubblico, che in prospettiva presenta bassi tassi di sostituzione, soprattutto per i giovani, mediamente più soggetti a vincoli di liquidità».

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Stando a una recente indagine promossa da Confesercenti, inoltre, sono i lavoratori appartenenti alle fasce di età più giovani ad accogliere positivamente questa novità proprio in vista dell’incremento della liquidità mensile.