Gli incarichi dirigenziali nella riforma della PA

di Teresa Barone

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Nella riforma della PA non mancano i nodi da sciogliere in tema di incarichi dirigenziali: il parere di Cida e altre sigle sindacali.

Riaffermare i principi di imparzialità, trasparenza, merito e legalità nell’attribuzione degli incarichi dirigenziali: questo l’obiettivo della conferenza stampa organizzata a Roma dalle confederazioni autonome Cida, Confedir, Confsal e Cosmed e le OO.SS.

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La Riforma della Pubblica Amministrazione, secondo i sindacati, presenta ancora numerose criticità e nodi da sciogliere per quanto riguarda la gestione degli incarichi dirigenziali.

La nuova normativa rischia di avere pesanti conseguenze per i dirigenti, come chiariscono le parti sociali:

«L’ennesima riforma della Pubblica amministrazione rischia di non rispondere alle esigenze di rinnovamento delle pubbliche amministrazioni perché non tiene in considerazione le criticità antiche dell’organizzazione del lavoro pubblico. Anzi, al di là delle enunciazioni di principio: crea forme di precarizzazione allarmanti per i dirigenti di carriera e favorisce il rapporto collusivo fra politica e amministrazione.»

Secondo le quattro Confederazioni, inoltre, l’affidamento dell’incarico rappresenta un diritto del dirigente e la mancanza di incarico deve seguire sempre e una reiterata valutazione negativa. Per quanto riguarda le penalizzazioni a livello economico previste dalla Riforma, i sindacati sottolineano che:

«Andranno salvaguardati i diritti economici dei dirigenti sia con l’immissione in ruolo a seguito del superamento di pubblico concorso, sia con l’affidamento dell’incarico in assenza di valutazione negativa. Il sistema di valutazione andrà approfondito in sede di approvazione del regolamento nella cui stesura appare indispensabile una consultazione preventiva delle Confederazioni sindacali.»

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