Riaprire i tribunali: priorità e proposte

di Redazione PMI.it

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Dal CNF la richiesta al Ministro della Giustizia di riaprire i tribunali in sicurezza, incentivando il ricorso alla tecnologia,a modelli più flessibili e procedure alternative.

La ripresa dell’attività giudiziaria non è più differibile, seppure la sua gestione nell’ambito dell’emergenza sanitaria sia per molti versi complicata. Lo sottolinea Maria Masi del Consiglio Nazionale Forense, autrice di una lettera rivolta al Ministro della Giustizia con la richiesta di riaprire in sicurezza i tribunali per la Fase 2.

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Avvocati, magistrati, cancellieri e cittadini sono chiamati ad adattarsi con senso di responsabilità alla tecnologia, fino a questo momento utilizzata in ambito forense solo attività di carattere strumentale, ma senza stravolgere i principi che regolano il giusto processo. E garantendo la salute di tutti, attraverso una adeguata organizzazione e l’utilizzo indispensabile di presidi sanitari.

Il CNF, inoltre, auspica un’armonizzazione delle prassi e dei provvedimenti dirigenziali adottati, anche suggerendo un percorso condiviso articolato in vari punti chiave:

  • ridurre gli accessi alle cancellerie mediante l’estensione dell’utilizzo degli strumenti tecnologici e della PEC anche ai difensori nei procedimenti penali, attraverso l’attivazione o l’implementazione urgente di modalità di lavoro agile come prevista per la PA;
  • sanificare i tribunali, gli ambienti pertinenti, dotandoli di dispositivi protezione individuale e di tutti gli strumenti necessari a favorire il distanziamento fisico;
  • calendarizzare con la più ampia disponibilità di giorni e orario, i procedimenti la cui trattazione necessita di presenza e modalità ordinaria;
  • incentivi fiscali per il ricorso alle procedure alternative alla giurisdizione;
  • ripensare i sistemi attualmente in dotazione dei Tribunali per i Minorenni, consentendo immediatamente il deposito via PEC degli atti e dei documenti, e degli Uffici dei Giudici di Pace;
  • permettere ai professionisti di rimodulare l’organizzazione delle attività e degli studi magari anche nell’ottica dell’ottimizzazione delle risorse strumentali senza rinunciare alla consapevolezza del ruolo, anche prevedendo un intervento forte a sostegno del reddito degli avvocati.

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