Travel manager: come conciliare risparmio e comfort

di Simona Tenentini

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Una figura che nasce negli Stati Uniti ma che si sta rapidamente diffondendo anche in Europa. Ha il compito ingrato di ridurre le spese per i viaggi d'affari, imponendo regole rigide e sfidando l'impopolarità dei colleghi

Si trovano in Fiat ma anche in società farmaceutiche come la Bayer o in marchi legati a beni di lusso come Prada. Sono i travel manager, una figura trasversale che ultimamente sta prendendo sempre più piede che si occupa di organizzare e gestire al meglio i viaggi aziendali, una delle voci che più incidono sul bilancio annuale di una società. Negli Stati Uniti, dove sono nati, percepiscono uno stipendio medio di circa 85.000 euro lavorando sia per le multinazionali che per imprese di dimensioni più piccole: il risparmio che riescono ad ottenere sui budget stanziati per i viaggi è di circa il 25%.

Il travel manager ha insomma il compito ingrato di far quadrare il cerchio: in un Paese come il nostro dove i business ticket costituiscono circa il 40% dei biglietti venduti e dove si stima che il giro d’affari si aggira intorno ai 188 milioni di euro, il professionista dei viaggi aziendali deve saper conciliare risparmio e confort, sfidando anche l’impopolarità dei colleghi poiché fissa le regole da rispettare e decide la classe dell’aereo e la categoria dell’albergo.
Roberto Bacchi, amministratore delegato di Carlson Wagonlit Travel Italia, multinazionale di travel management, afferma: «Il travel manager è un “consulente” della direzione nell’interpretare le spese di viaggio, disegnare una politica centrata sugli obiettivi, non escluso l’aumento del margine operativo lordo, e sulla soddisfazione dei viaggiatori in funzione della loro motivazione e dello scopo del viaggio. Ma come in ogni attività che vuole incidere su abitudini consolidate deve avere abilità e competenze particolari».

Katia Frada, executive assistant di The North Face, famoso marchio d’abbigliamento aggiunge: «Quattro anni fa, quando ho cominciato ad occuparmi di travel management, viaggiavamo con venti compagnie aeree, oggi sono in quattro a dividersi il 75% dei voli. Ciò significa ottimizzare la gestione e assumere una diversa forza contrattuale all’atto dell’acquisto». 

Il travel manager è dunque una figura versatile, con un buon bagaglio di esperienza ed un’ottima conoscenza dei meccanismi interni all’azienda e soprattutto un’eccellente capacità di negoziare. Necessita di ampie competenze tecniche e professionali ed elevate capacità di analisi oltre a una profonda conoscenza dei meccanismi del settore e a caratteristiche personali di autorevolezza e facilità di comunicazione che gli consentano di rapportarsi al meglio con i suoi clienti e stringere una fitta rete di rapporti con i più diversi interlocutori.

Per svolgere questa funzione occorre, inoltre, saper negoziare le tariffe con vettori aerei e catene alberghiere, per cui precedenti esperienze nel settore turistico sono preferibili. Infine è fondamentale conoscere la lingua inglese ed è preferibile aver effettuato studi che implementino le scienze turistiche ed economiche.

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