Draghi, un italiano a Francoforte

di Barbara Weisz

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Il numero uno di Bankitalia è presidente della Banca Centrale Europa. Bini Smaghi si dimetterà dal board Bce entro un anno, verso nuovo incarico.

L’investitura è ufficiale: Mario Draghi è il nuovo presidente della Banca centrale europea. Terzo banchiere della storia a ricoprire tale incarico, dopo l’olandese Win Duisenberg e il francese Jean Claude Trichet, succederà operativamente a quest’ultimo il prossimo primo novembre. La nomina di quello che al momento è il governatore della Banca d’Italia era ampiamente attesa, l’accordo era stato raggiunto da tempo (dopo mesi di trattative che hanno visto, l’un contro l’altra armate, Italia e Germania) ma non è mancato il colpo di scena finale.

Perché l’ufficializzazione era prevista per ieri, primo giorno di vertice fra capi di stato e di governo Ue, ma è slittata a oggi per un motivo preciso: c’era da risolvere la questione relativa alla presenza nel board di Lorenzo Bini Smaghi. Qui, a fare la voce grossa è stata la Francia, paese che sarebbe risultato penalizzato nel cda di Francoforte. Nel quale, per consuetudine, siede un membro per ognuno dei sei paesi principali. I cugini d’oltralpe esprimevano la presidenza, dunque non avevano il consigliere. Con l’arrivo di Draghi, si rischiava un 2-0 fino al 2013, scadenza naturale del mandato di Bini-Smaghi, per opporsi al quale Parigi non ha ceduto fino all’ottenimento della rassicurazione sul fatto che Bini Smaghi si dimetterà.

Oggi, poco prima che il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy desse la notizia, via twitter, della nomina di Draghi, Bini Smaghi ha telefonato personalmente sia allo stesso Van Rompuy che al presidente francese Nicholas Sarkozy dicendosi pronto a dimettersi entro la fine dell’anno.

In realtà, avrebbe detto che entro fine anno riceverà un nuovo incarico. Finezze linguistiche e diplomatiche dietro cui si celano, fra l’altro, polemiche sulle ingerenze della politica che rischiano di minare l‘indipendenza della banca centrale. I cui consiglieri sono inamovibili e non rispondono ai governi.

A parte questo, ora di toto-nomine se ne apre un altro, visto che il trasloco di Draghi a Francoforte libera la poltrona più alta di Via Nazionale. Berlusconi ha dichiarato, oggi, che Bini Smaghi è nella rosa di candidati per il posto, insieme a Vittorio Grilli, direttore del Tesoro, e Fabrizio Saccomanni, direttore generale di Bankitalia. Il premier comunicherà la sua proposta la prossima settimana al presidente della Repubblica.

Ma oggi è il giorno di Draghi. «Profonda soddisfazione dell’Italia, di tutte le sue forze sociali e politiche» è espressa dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per il quale Mario Draghi «appartiene a quella schiera di public servant italiani, di servitori della cosa pubblica nazionale ed europea, che nel corso dei decenni si è espressa attraverso molte forti personalità» e saprà «guidare con mano sicura, in una fase difficile», l’istituzione di Francoforte.

E di mano sicura c’è decisamente bisogno in un’Europa alle prese con la più dura crisi della sua storia. Oggi, fra l’altro, Ue e Fmi hanno raggiunto l’accordo con Atene sul piano quinquennale di austerity che sblocca la quinta tranche di aiuti (12 miliardi che fanno parte del pacchetto da 110 mld approvato lo scorso anno, e che servono a coprire scadenze imminenti). Quella greca resta l’emergenza numero uno, al paese ellenico serviranno nuovi aiuti (ipotesi a cui sembra favorevole Mario Draghi, che invece è sicuramente contrario alla ristrutturazione del debito).

Complimenti sono arrivati anche dal premier, Silvio Berlusconi, che parla di «un grande successo dell’Italia e del Governo» e ha fatto le congratulazioni al banchiere in un colloquio telefonico. Fra gli altri, «felice» della nomina anche la cancelliera tedesca, Angela Merkel.
Mario Draghi resterà il numero uno di Francoforte fino al 2019.