Lavoro: cervelli in fuga pronti a emigrare di nuovo

di Teresa Barone

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Poche prospettive di carriera per i talenti italiani rientrati dall?estero, tra contratti in scadenza e calo delle risorse statali.

Cosa succede ai lavoratori qualificati italiani attivi all’estero e invitati a tornare in patria con la promessa di un lavoro sicuro e di un reddito stabile? Sono numerosi i cervelli in fuga che pensano di emigrare, ancora una volta, alla ricerca di prospettive di carriera migliori.

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Sono ricercatori, scienziati, manager, professionisti coinvolti nel “Programma per giovani ricercatori” nato nel 2009, con l’apposita legge, al fine di ripopolare l’Italia di giovani talenti solo temporaneamente in fuga all’estero. La situazione reale, tuttavia, si caratterizza per i contratti in scadenza e per l’insicurezza che denota i bandi previsti fino al 2012.

Se da un lato si riducono progressivamente le risorse stanziate dal Ministero per l’Università e la Ricerca, dall’altro lato ad attendere i talenti che scelgono di rimettere piede in Italia è un contratto triennale non rinnovabile. La conseguenza di tutto ciò è il calo del numero di domande di rientro, tanto che dalle 263 richieste del 2009 si è passati alle 81 del 2010.

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«Qual è il senso del programma per il rientro dei cervelli? Un contratto proiettato in un cul de sac accademico? Una fellowship di tre anni per giovani ricercatori qualificati che però non saranno più così giovani allo scadere del contratto triennale da potersi rimettere in gioco sul mercato internazionale?»

Questa è la protesta dei diretti interessati rivolta al Ministero, che per il momento sta cercando nuove soluzioni per garantire un percorso professionale senza interruzioni ai “cervelli” che vedranno i loro contratti scadere nel 2014, come ha affermato Daniele Livon, direttore generale del settore Università presso il dicastero del’Istruzione.

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«La maggior parte dei loro contratti scade nel 2014. Quindi possiamo inserire i soldi per il loro rinnovo nel Fondo per il finanziamento ordinario alle università del 2013. Ne abbiamo parlato con il Ministro Francesco Profumo, che si è detto d’accordo.»

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