Social network in ufficio? Pro e contro

di Teresa Barone

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Bloccare l?accesso a Facebook e Twitter in ufficio favorisce la produttività o agisce negativamente sulla motivazione dei dipendenti?

L’uso dei social network durante l’orario di lavoro limita o favorisce la produttività? Un quesito che la maggior parte dei datori di lavoro si pongono e in merito al quale i CIO (chief information officer) sembrano non avere dubbi: meglio bloccare l’accesso a Facebook e colleghi.

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Questo è l’esito di un’indagine condotta nel 2012 da Easynet Global Services e Ipanema Technologies, che ha scandagliato le opinioni di 550 manager responsabili del settore IT a livello internazionale: se il 67% dei CIO vieta l’accesso al social network in blu, il 60% limita YouTube e il 49% non consente l’uso di Twitter.

Un trend dominante che, tuttavia, non sembra interessare le aziende attive nel settore delle risorse umane, dove l’accesso ai social network viene concesso senza particolari limiti o controlli. Il perché di questa apertura è stato illustrato dall’amministratore delegato di Kelly Service Italia (multinazionale specializzata nei servizi per le risorse umane), Stefano Giorgetti:

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«Per il lavoro di selezione del personale noi diamo ai nostri consulenti possibilità di accesso a tutti i social network, al punto che il 90% delle candidature su cui lavoriamo sono recuperate proprio attraverso quei canali: i nostri collaboratori si creano un profilo e una personale banca dati di potenziali candidati».

Vietare i social network ai dipendenti è considerata una scelta controproducente sia dagli esperti in strategie di marketing sia dai professionisti SEO, che sottolineano come l’accesso totale alla Rete e la comunicazione virtuale favoriscano la fruizione di notizie a trecentosessanta gradi, contribuendo anche a motivare i lavoratori.

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«Bloccare i social media è una decisione azzardata, controproducente nella realtà odierna, e vedere quante aziende non consentono di accedere ai social media, è un dato davvero preoccupante. Il ROI per i social media non è altro che la possibilità che l’azienda sia ancora operante tra cinque anni».

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