Quando il lavoro rende insoddisfatti

di Francesca Vinciarelli

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Il lavoro che rende insoddisfatti una problematica comune che rende il lavoratore demotivato, stressato e poco produttivo, ecco di cosa si tratta.

Il lavoro dei propri sogni è spesso qualcosa che rimane solo nella propria mente, per questo molto spesso ci si ritrova a dover lavorare in un posto dove non ci si sente soddisfatti. Uno stato d’animo non dei migliori per affrontare ogni giorno una giornata di lavoro, la regola numero uno in questi casi è però l’ottimismo. Oltre a ritenersi fortunati di avere un lavoro si deve pensare anche al futuro

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Più precisamente ai cambiamenti che si possono fare da quel momento agli anni avvenire, iniziando a valutare le possibilità che ci possono essere al di fuori e le conoscenze che si hanno. Mentre ci si impegna a cercare un lavoro che soddisfa al meglio le proprie esigenze è essenziale affrontare il lavoro attuale comunque con passione, ciò serve per non finire le giornati di lavoro sempre con stress e stanchezza. Bisogna poi capire quali sono le vere motivazione per cui quel determinato lavoro non soddisfa le proprie idee. Molto spesso si tende a lamentarsi di cose facilmente migliorabili. Problematiche che non vanno a danneggiare solo il singolo lavoro, ma al contrario posso portare gravi conseguenza anche all’intera azienda, per questo sarebbe indispensabile che ogni aziende avesse premura di motivare e soddisfare i propri lavoratori.

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Motivare i dipendenti è infatti indispensabile per tenere sempre alta la produttività. Se il team di lavoro è insoddisfatto si abbasserà nettamente anche il successo e i risultati dell’azienda interessata. Ma quanto ciò non accade e il dipendente non trova nessun riscontro dalla propria aziende e i pensieri sono moltissimi, tra questi si trova anche il sogno di cambiare vita e lavoro. Purtroppo non sempre tutto questo è possibile e spesso cambiare radicalmente fa paura. Percorrere la strada del cambiamento è sempre difficile, tra le principali regole è fondamentale ricordare che il cambiamento potrebbe essere anche un fallimento, non è una conseguenza obbligatoria ma una probabile opzione. Allo stesso tempo non deve essere la paura a interrompere un futuro migliore.