Tempo e lavoro

di Teresa Barone

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Troppe ore di lavoro continuative non rendono produttivi: ecco alcune tecniche per tenere lontano il calo di efficienza.

Lavorare otto o più ore al giorno non garantisce una maggiore produttività: lo afferma un’indagine promossa dalla Podio, azienda che ha indagato sull’evoluzione dell’orario di lavoro nel corso degli anni giungendo alla conclusione che una giornata lavorativa molto lunga non porta a un incremento del rendimento.

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Al contrario, sono in molti a ritenere che l’una strategia per rendere i lavoratori produttivi è concedere loro pause frequenti. Secondo l’infografica realizzata da Podio, infatti, il cervello umano è in grado di concentrarsi solo per 90 o al massimo 120 minuti, lasso di tempo che deve essere necessariamente seguito da un break.

In ogni caso, ciascuno di noi dovrebbe individuare qual è il proprio tempo ideale per rendere al meglio sul lavoro, avviando un processo di autovalutazione per capire quando i livelli di energia e sono più elevati.

Se alcuni offrono performance migliori al mattino, altri sono più attivi nelle ore serali o notturne. Da individuare con attenzione, inoltre, sono anche eventuali distrazioni presenti sul luogo di lavoro, così come la tendenza a procrastinare e a sottovalutare l’impegno necessario per portare avanti un progetto.

La ricerca mostra, infine, alcune delle tecniche di gestione del tempo più usate ed efficaci: dalla programmazione di pause regolari di 15 minuti a metà mattina e a metà pomeriggio si passa, ad esempio, alla divisione della giornata in fasce di 90 minuti durante le quali dedicarsi a un’unica mansione, alternate a pause di 20 minuti.

Anche la celebre “tecnica del pomodoro” può essere utile a organizzare i tempi lavorativi, immaginando di strutturare il tempo in segmenti di mezzora che includono 25 minuti di concentrazione totale seguiti da 5 minuti di riposo. Dopo quattro di queste fasi, è doverosa una pausa di 15 o 20 minuti. Un ottimo rendimento è assicurato.