Derivati: facciamo un po’ di chiarezza nell’uso dei termini

di Rosanna Marchegiani

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Oggi giorno il mondo dei derivati è in costante evoluzione e ai contratti tradizionali, detti anche plain vanilla, si aggiungono gli esotici

Tante volte sentiamo parlare di derivati, swap, future, plain vanilla, ed altri ancora, ma, a meno che non siamo degli investitori professionali, questi termini possono generare in noi dei dubbi sul loro esatto significato.

Probabilmente non siamo i soli ad avere questa sensazione: pensate che nel 1688 un ebreo portoghese di nome Josè Penso de la Vega, aveva scritto un libro su tali prodotti dal titolo “Confusion de Confusiones” nel quale, con tono ironico, esprimeva il suo spregio su tali prodotti.

Sì perché i derivati non sono affatto un’invenzione dei nostri giorni, come magari si potrebbe pensare: essi esistevano già nel medioevo e nel rinascimento. Anche se, oggi sono in costante evoluzione e ne nascono continuamente di nuovi, tanto che ai derivati tradizionali, detti anche plain vanilla, si affiancano sempre più spesso contratti maggiormente sofisticati detti esotici.

Cerchiamo, allora, di fare un po’ di chiarezza. I derivati costituiscono l’accordo tra due parti che si impegnano a comprare o vendere una determinata attività ad una certa scadenza e ad un prezzo specificato. Prendono il nome dal fatto che il loro valore deriva dall’andamento del valore di un’attività che viene detta sottostante. Il rapporto che lega il valore del derivato al sottostante prende il nome di pay-off.

I principali tipi di derivati, a cui come abbiamo detto se ne aggiungono sempre di nuovi, sono:

  • i forward;
  • i future;
  • gli swap;
  • le opzioni

I contratti forward possono essere strutturati in due modi diversi:

  1. possono prevedere che l’acquirente riceva alla scadenza il bene sottostante, che può essere un’attività finanziaria (azioni, obbligazioni, valute, ecc..) o una merce (petrolio, oro, grano, ecc..), pagando il prezzo pattuito;
  2. possono prevedere che, alla scadenza, venga scambiata la differenza tra il prezzo di mercato a tale data e il prezzo di consegna concordato in contratto. Se tale differenza è positiva essa è dovuta dal venditore al compratore, se essa è negativa è dovuta dal compratore al venditore.

Tali contratti vengono stipulati fuori dei mercati regolamentati (OTC over the counter). Simili ai forward sono i future. Essi, tuttavia, sono contratti standardizzati e negoziati nei mercati regolamentati. Il prezzo di consegna, detto future price, non viene negoziato tra le parti, ma è il frutto di una quotazione e viene indicato in punti indice.

L’espressione swap, che letteralmente significa scambio, è usata per indicare l’accordo tra due parti per scambiare tra loro flussi di pagamenti a date certe. I pagamenti possono essere espressi nella stessa valuta o in valute diverse e la loro entità è fissata in base ad un sottostante. Anche gli swap sono contrattati OTC.

Infine, abbiamo le opzioni. Parliamo di opzione americana nel caso di contratti che attribuiscono il diritto (non l’obbligo) di comprare o di vendere una certa quantità di sottostante, che potrà essere un’attività finanziaria, una merce, ma anche un evento, ad un prezzo prefissato entro una certa scadenza.

Invece si usa l’espressione opzione europea nel caso in cui il diritto a comprare o vendere il sottostante ad un prezzo prefissato deve avvenire esattamente nel giorno di scadenza. In entrambi i casi il sottostante deve essere scambiato su un mercato avente quotazioni ufficiali o pubblicamente riconosciute. Se esso è rappresentato da un evento deve essere riscontrabile in modo obiettivo.

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