Riforma Fiscale bocciata dalla Corte dei Conti

di Barbara Weisz

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Disco rosso per la Riforma Fiscale: la Corte dei Conti dice no al Ddl fiscale a causa di una copertura insufficiente, di eccessiva imposizione su redditi da lavoro e sulle imprese e per il rischio elevato di tagli lineari alle agevolazioni attuali.

La Corte dei Conti ha espresso parere negativo sulla imminente Riforma Fiscale: troppe tasse da lavoro e per le imprese, troppo alto il rischio di tagli lineari alle agevolazioni fiscali e del tutto insufficiente la copertura finanziaria.Questo il parere del presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, nell’audizione alla commissione Finanze della Camera.

La riforma fiscale rischia inoltre di avere effetti recessivi e, comunque, è un provvedimento che in buona parte «risulta ormai spiazzato dagli eventi che hanno ripostato in primo piano le esigenze di rigore».

«Occorre domandarsi se le incertezze che gravano sulla copertura della delega fiscale e assistenziale non rendano necessario esplorare fonti di gettito nuove, in direzione di basi imponibili personali o reali che non insistano sul lavoro e sulle imprese».

Una cosa da evitare è il ricorso alla cosiddetta clausola di salvaguardia, che secondo il ddl scatta nel caso in cui il governo non riuscisse ad esercitare la delega entro il 30 settembre 2012. La clausola prevede il taglio di tutte le 600 agevolazioni attuali. Una misura recessiva, anche perchè «i tagli si concentrerebbero soprattutto su coloro che già pagano l’imposta e, più specificamente, sui contribuenti che si collocano nelle classi di reddito meno elevate».

Parere contrario anche sui tagli alla spesa sociale, una strada che a sua volta «rischia di produrre effetti non diversi da quelli derivanti da un prelievo eccessivo e distorto».

In generale, bisogna interrogarsi «sia sull’idoneità dei mezzi di copertura sia sul rischio di un conflitto nella destinazione delle risorse acquisibili».

La Corte fa notare come l’aumento IVA al 21% previsto dalla conversione in legge della manovra finanziaria bis abbia cambiato le carte in tavola: l’aumento delle imposte indirette sarebbe dovuto essere proprio una delle principali fonti di copertura previste dal Ddl per la riduzione IRPEF.

Dubbi anche sull’eliminazione IRAP, di «ardua realizzazione» perchè in contrasto con il federalismo fiscale, in base a cui il potere di ridurre l’IRAP è delle Regioni.

Infine, in relazione all’ipotesi di condono, si ritiene una «scelta molto politica, specie per l’aspetto che riguarda le conseguenze sul comportamento dei contribuenti»: bisogna guardare ai risultati dei condoni precedenti e inoltre, a differenza che in passato, ora siamo «in presenza di nuove misure anti-evasione delle quali bisogna tenere conto».