Decreto Fare approvato alla Camera: DURT verso l’abolizione

di Barbara Weisz

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La Camera approva il Decreto Fare: in Senato verrà eliminato dal testo della legge di conversione l'emendamento che ha introdotto il DURT, Documento unico di regolarità tributaria, venendo incontro alle proteste delle imprese.

Approvato alla Camera il Decreto Fare dopo una maratona di due giorni e una strategia di pesante ostruzionismo parlamentare agguata dai deputati del M5S (vai alle misure). L’approvazione definitiva deve arrivare entro il 20 agosto: nel caso di interventi correttivi al Senato (a questo punto, quasi certi),  la legge dovrebbe tornare alla Camera. Intanto il testo passa al Senato, dove il DURT – il nuovo documento unico di regolarità tributaria sembra destinato a sparire. Inserito nella legge di conversione, sarà modificato o abolito, come si evince dalle dichiarazioni arrivate da più parti (Maggioranza e Movimento 5 Stelle), dopo le critiche sollevate dalle imprese (leggi i dubbi delle imprese sul DURT).

L’introduzione del DURT è prevista da una modifica dell’articolo 50 del Dl Fare, apportata in sede di conversione in legge alla Camera da un emendamento M5S:il documento unico di regolarità tributaria dovrebbe essere presentato dall’impresa subappaltatrice su richiesta dell’appaltatore, che richiedendolo sarebbe esonerato dalla responsabilità fiscale solidale.  (approfondisci la norma sul DURT). E proprio il dal Movimento 5 Stelle si registra una marcia indietro: un posto sul blog di Beppe Grillo, leader del Movimento, annuncia che il M5S si dissocia dall’emendamento presentato dal suo esponente della Camera, Girolamo Pisano e che presenterà tre emendamenti soppressivi al Senato, che non riguarderanno solo il DURT ma anche la responsabilità solidale negli appalti.

In parte, questo è già previsto dal testo del Dl 69/2013, che elimina la reponsabilità fiscale solo per quanto riguarda l’IVA (leggi qui). Negli emendamenti annunciati dal M5S, si prevede di sopprimere la reponsabilità solidale anche in materia di contributi sui dipendenti. Si tratta di un cambio di rotta che va incontro alle richieste delle imprese, PMI in testa, che lungi dal desiderare nuovi adempimenti burocratici chiedono invece a gran vocedi eliminare la responsabilità fiscale negli appalti.

Contro il DURT si sono espressi negli ultimi giorni e nelle ultime ore anche esponenti del Governo, come il ministro per la Pa e semplificazione Gianpiero D’Alia, il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Simona Vicari, il viceministro all’Economia, Stefano Fassina (che in commissione aveva invece dato parere positivo per il governo): l’intenzione, spiega, era quella di introdurre un adempimento opzionale (il DURT appunto) per andare verso l’eliminazione della repsonsabilità solidale negli appalti. Ma lo stesso Fassina ammette che, anche in condierazione delle reazioni delle imprese, è preferibile discutere ulteriormente, magari rinviando «la valutazione dell’intervento nei decreti attuativi della delega fiscale, dopo un passaggio di discussione con le rappresentanze delle imprese e dei lavoratori».

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