Concessioni balneari: pronto il bando tipo per le gare 2027

di Barbara Weisz

2 Marzo 2026 09:56

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Il MIT ha quasi ultimato il bando tipo per i nuovi affidamenti. Entro settembre 2027 i Comuni dovranno completare le gare: cosa prevede il modello e il conflitto con la UE sugli indennizzi.

In arrivo il bando tipo per il rinnovo delle concessioni balneari. Lo ha annunciato il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, rispondendo il 25 febbraio a un question time alla Camera. Il decreto Infrastrutture che lo contiene è atteso in bollinatura dalla Ragioneria dello Stato; completato il passaggio scattano 30 giorni per l’adozione. «Se il decreto verrà bollinato domani, vuol dire entro la fine del mese di marzo», ha chiarito il ministro. La scadenza per completare le gare rimane quella fissata dal decreto Salva Infrazioni (D.L. 131/2024): il 30 settembre 2027.

Per l’estate 2026, dunque, le attuali concessioni restano in vigore grazie alla proroga prevista dallo stesso decreto. In mancanza di un bando nazionale uniforme, intanto, i Comuni che hanno già avviato le procedure stanno andando in ordine sparso, con il rischio (già registrato in alcune aree) che subentrino soggetti che ragionano per portafogli di concessioni, aggiudicandosi più stabilimenti contemporaneamente.

Gare e concessioni balneari, cosa prevede il bando tipo

Il modello di bando messo a punto dal MIT punta a contemperare due esigenze: l’obbligo di liberalizzare il settore imposto dalla direttiva Bolkestein e la tutela delle piccole imprese già titolari di concessioni. «Stiamo parlando di 30mila aziende, soprattutto a conduzione familiare», ha ricordato Salvini, che ha citato i dati del settore: oltre 60.000 addetti, 7.244 stabilimenti e 12.166 concessioni su tutto il territorio nazionale.

Le misure previste dal bando tipo includono la suddivisione in lotti delle concessioni e corsie privilegiate per la partecipazione delle microimprese, per evitare che l’accesso al mercato sia riservato di fatto ai grandi gruppi e agli investitori finanziari strutturati.

Criteri premiali per chi ha esperienza e investe sul territorio

Il bando introduce criteri premiali per i soggetti che possono dimostrare:

  • comprovata esperienza pregressa nella gestione di concessioni balneari;
  • garanzia di stabilità occupazionale per i lavoratori impiegati;
  • investimenti sul territorio e valorizzazione delle specificità culturali, folcloristiche ed enogastronomiche locali;
  • accessibilità delle strutture alle persone con disabilità.

Il nodo indennizzi: il governo non arretra, Bruxelles non cede

Il punto più delicato resta quello degli indennizzi per i concessionari uscenti che non riescono ad ammortizzare gli investimenti effettuati. Il bando tipo prevede una disciplina specifica su questo aspetto, ma la strada è disseminata di ostacoli.

Nel luglio 2025, la Commissione europea ha inviato una lettera formale in cui contestava lo schema di decreto ministeriale sugli indennizzi, ritenendolo non conforme al diritto UE: non in assoluto — gli indennizzi limitati ai soli investimenti non ammortizzati su beni non amovibili sono considerati ammissibili — ma per le voci aggiuntive previste dal testo italiano, come il valore d’avviamento e la remunerazione degli investimenti degli ultimi cinque anni. A quei rilievi si era aggiunto, sempre nel luglio 2025, un parere fortemente critico del Consiglio di Stato, che aveva definito l’impianto del decreto «privo di base normativa» e contrario ai principi comunitari.

Salvini ha replicato al question time che l’inserimento degli indennizzi nel bando tipo «non significa ledere la concorrenza» ma «garantire continuità alle imprese e dare regole certe a un settore che aspetta da troppo tempo». La partita con Bruxelles, tuttavia, resta aperta.

Il quadro giuridico, proroghe sotto attacco

Nel frattempo, il fronte giudiziario resta in movimento. Nei primi mesi del 2025, il TAR Liguria e il TAR Puglia hanno disapplicato la proroga al 2027, ritenendola in contrasto con il diritto europeo a prescindere da qualsiasi accordo politico tra Italia e Commissione. L’AGCM ha espresso a sua volta riserve sui vincoli contenuti nel testo della proroga, ritenendo alcuni criteri — come il peso attribuito all’esperienza pregressa e al vincolo di principale fonte di reddito — lesivi della par condicio tra i partecipanti alle gare.

Per le imprese balneari, il messaggio è chiaro: la stagione dei rinnovi automatici è chiusa. Quello che il bando tipo può garantire — se regge all’esame di Bruxelles — è una transizione regolata, con criteri omogenei su tutto il territorio nazionale e strumenti concreti per non lasciare le piccole imprese senza tutele di fronte a soggetti finanziariamente più strutturati.