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Legge di Stabilità: cosa cambia per le imprese

di Barbara Weisz

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Sgravi contributivi per i giovani in apprendistato, contratti di inserimento per le donne, regole più flessibili per part-time e telelavoro, tariffe professionali liberalizzate: le misure della Legge di Stabilità di interesse per le imprese.

Sgravi contributivi per assunzioni femminili e giovanili, liberalizzazione delle tariffe professionali, incentivi per il part-time e il telelavoro: sono queste alcune delle novità di interesse per aziende e partite IVA contenute nella Legge di Stabilità, ultimo atto del governo Berlusconi prima del Governo tecnico di Mario Monti.

Analizziamo nel dettaglio le misure che riguardano le imprese, nella fattispecie le Pmi e i professionisti.

Apprendistato e produttività

L’articolo 22 della Legge di Stabilità prevede sgravi contributivi per le aziende che assumono giovani con contratti di apprendistato. Il provvedimento si applica alle imprese che hanno fino a nove dipendenti, entra in vigore dal primo gennaio 2012 e riguarda i contratti stipulati per i successivi cinque anni, ossia fino al 31 dicembre 2016.

Lo sgravio sui contributi (articolo 1 comma 773,  quinto  periodo, della legge 27 dicembre 2006, n. 296) è del 100% per i primi tre anni di contratto, mentre resta l’aliquota del 10% per i periodi successivi al terzo.

La copertura deriva dall’aumento di un punto percentuale dell’aliquota contributivaper i collaboratori a progetto che parte dal primo gennaio 2012.

Sempre dal 2012, il ministero del Lavoro destina annualmente (nell’ambito delle risorse di cui all’articolo 68, comma  4, lettera a) della legge 17 maggio 1999, n. 144) fino a 200 milioni di euro per attività di formazione nell’esercizio dell’apprendistato, di cui il 50% destinato all’apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere stipulato ai sensi dell‘articolo 49 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e dell’articolo 4 del testo unico di cui al decreto legislativo 14 settembre 2011, n. 167.

Occupazione femminile

Le donne senza impiego retribuito da 6 mesi potranno usufruire di un contratto di inserimento nelle zone in cui il tasso di occupazione femminile sia inferiore di almeno 20 punti percentuali rispetto a quello maschile o in cui il tasso di disoccupazione femminile superi di 10 punti quello maschile. Queste aree devono essere individuate nel dettaglio ogni anno entro il 31 dicembre con un decreto del ministero del Lavoro in concerto con il ministro dell’Economia. Per gli anni 2009-2012, il decreto va adottato entro trenta giorni dall’entrata in vigore della Legge di Stabilità, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 14 novembre.

Lavoro part-time e telelavoro

La Legge di Stabilità prevede agevolazioni nell’applicazione del lavoro part-time. Vengono reintrodotte le “clausole flessibili ed elastiche” per cui il datore di lavoro può variare la collocazione temporale della prestazione lavorativa (ferme restando le regole previste dalla contrattazione nazionale oppure dall’accordo fra le parti).

Il periodo minimo di preavviso, nel caso in cui il datore di lavoro intenda avvalersi della clausola elastica, è pari a due giorni lavorativi. In pratica, sono state abrogate le disposizioni previste dal comma 44 dell’art.1 della legge 24 dicembre 2007, n. 247, mentre sono state reintrodotte quelle previste dall’art.3, commi 7 e 8, del decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 61, e dell’articolo 46 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n.276.

Inoltre, è stata introdotta la norma in base al quale l’accordo fra le parti sulla trasformazione del tempo indeterminato in tempo parziale debba essere convalidato dalla direzione provinciale del lavoro competente per territorio.

Sono infine previste misure di incentivazione del telelavoro, per facilitare l’inserimento dei disabili, dei lavoratori in mobilità, e per facilitare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, ad esempio estendendo ai contratti a termine o reversibili (di telelavoro) i finanziamento previsti dalla legge 8 marzo 2000, n. 53 (contributi fino a 40 miliardi annui, da parte del Fondo per l’occupazione, di cui almeno il 50% alle pmi sotto i 50 dipendenti).

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