Affitti brevi, TAR annulla il divieto di check-in da remoto

di Anna Fabi

28 Maggio 2025 12:02

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Affitti brevi: il Tar ha annullato la circolare che imponeva il check-in di persona negli affitti brevi, valida l'identificazione digitale per gli host.

Il TAR ha annullato la circolare del Ministero dell’Interno che imponeva ai gestori delle strutture ricettive di identificare gli ospiti attraverso un check-in de visu. La decisione sblocca le procedure di registrazione da parte degli negli affitti brevi, che ora possono riprendere ad accogliere i turisti con il self check-in.

Check-in digitale affitti brevi: i punti critici del divieto

La circolare del Viminale del 18 novembre 2024 (prot. 38138) vietava il check-in da remoto, sostenendo che le procedure digitali – quali la trasmissione elettronica delle copie dei documenti, l’accesso tramite codici digitali o l’installazione di key boxes – non garantissero la verifica effettiva dell’identità dell’ospite. Per il Ministero, questa procedura eludeva il controllo personale e violava l’articolo 109 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (TULPS), che prevede l’obbligo di identificare fisicamente i soggetti che soggiornano in strutture con contratti inferiori a 30 giorni.

L’obiettivo della normativa è consentire alle autorità di pubblica sicurezza di monitorare le presenze negli alloggi per individuare persone pregiudicate o sospette. Tuttavia, la circolare aveva introdotto un onere burocratico che imponeva ai gestori di tenere una reception aperta anche in orari poco pratici, con evidenti difficoltà operative.

La decisione del Tar: tre motivazioni decisive

Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, sezione I ter, con la sentenza n. 10210 del 27 maggio 2025, ha annullato la circolare per tre ragioni principali:

  • eccessiva burocrazia, perché il controllo faccia a faccia contrasta con il principio di riduzione degli adempimenti amministrativi promosso dal decreto-legge 201/2011;
  • inefficacia del check-in in presenza, dal momento che resta comunque il rischio che altri soggetti non identificati occupino gli alloggi;
  • mancanza di adeguate giustificazioni, visto che la circolare non ha motivato con dati concreti l’introduzione dell’obbligo, limitandosi a riferimenti generici..

In ultima analisi, per il TAR l’identificazione può avvenire tramite strumenti tecnologici e la verifica dell’identità da remoto non compromette la sicurezza.