Per la seconda volta da quando esiste la rete moderna, chi ne ha i requisiti può chiedere a ICANN una nuova estensione di dominio tutta propria: il nome di un brand, di una città o di una filiera da gestire alla radice di Internet. Chi la ottiene ne diventa il gestore, l’operatore di registro che assegna gli indirizzi che vi rientrano. È una decisione infrastrutturale impegnativa e costosa, alla portata di grandi marchi, consorzi ed enti pubblici. Per la maggioranza di aziende e professionisti per, significa anche pensare alla tutela del marchio dalle candidature di terzi.
I punti chiave del Round ICANN 2026:
- la finestra di candidatura è aperta dal 30 aprile al 12 agosto 2026 (New gTLD Program 2026 Round);
- la tariffa base è di 227.000 dollari per ciascuna estensione richiesta, con riduzione dal 75 all’85% per i soggetti ammessi all’Applicant Support Programme (ICANN Applicant Guidebook);
- la platea dei candidati ammissibili è composta da soggetti giuridici già costituiti;
- l’elenco delle stringhe richieste è atteso al Reveal Day, verso metà ottobre 2026;
- il titolare di un marchio leso può opporsi con una Legal Rights Objection presso il Centro WIPO, entro 104 giorni dallo String Confirmation Day del quarto trimestre 2026.
- Il Round ICANN 2026 e chi può candidarsi a un nuovo gTLD
- Le opportunità di un gTLD per grandi marchi, PA e territori
- Il precedente italiano di Aruba con il registro .cloud
- La tutela del marchio per le imprese di fronte ai nuovi domini
- Opporsi a una candidatura con la Legal Rights Objection a WIPO
- Registrare il marchio nel Trademark Clearinghouse
- Nomi geografici e territori, il ruolo di PA e Comitato IGF Italia
Il Round ICANN 2026 e chi può candidarsi a un nuovo gTLD
Il Round ICANN 2026 consente a imprese, enti e organizzazioni di chiedere la creazione di una nuova estensione generica di primo livello, i cosiddetti gTLD (generic Top-Level Domain), da gestire in prima persona come operatore di registro. Chi ottiene un’estensione assume gli obblighi gestionali, amministrativi e di conformità di un registro, dal mantenimento dell’infrastruttura DNS al reporting periodico verso ICANN.
Alla tariffa base di valutazione, fissata a 227.000 dollari per candidatura, si aggiungono i costi di gestione continuativa. Un programma di sostegno abbatte la tariffa dal 75 all’85% per i richiedenti in possesso dei requisiti, ma il quadro resta quello di una scelta di medio-lungo periodo.
La domanda è riservata ai soggetti giuridici già costituiti, che devono dimostrare solidità finanziaria e capacità di gestione, anche appoggiandosi a un fornitore di infrastruttura accreditato.
Le tipologie ammesse vanno dai domini generici ai brand TLD legati a un marchio registrato fino ai domini geografici, di comunità e internazionalizzati.
Le opportunità di un gTLD per grandi marchi, PA e territori
Per un grande marchio, un gTLD proprietario vuol dire il controllo esclusivo di uno spazio di indirizzi in cui ogni URL nasce sotto la propria estensione ed è riconducibile all’azienda in modo verificabile. Nessun terzo può registrare indirizzi confondibili sotto quel suffisso, il che riduce phishing e siti-imitazione; l’architettura degli indirizzi diventa più coerente e la fiducia di clienti e partner cresce, con uno spazio digitale che i concorrenti non possono replicare.
Per una pubblica amministrazione o un ente territoriale l’estensione diventa un ambiente digitale riconoscibile per servizi, comunicazione istituzionale e promozione turistica, con indirizzi tutti riferibili all’ente. Sul versante economico è una leva di identità digitale per le filiere del Made in Italy e le città d’arte, che possono valorizzare e presidiare le proprie denominazioni prima che lo faccia qualcun altro. ICANN inquadra i nuovi gTLD come strumenti di commercio, sicurezza e comunicazione, dal rafforzamento di un brand alla promozione di una regione o di una comunità.
Il precedente italiano di Aruba con il registro .cloud
In Italia un operatore che gestisce il registro di un’estensione generica ICANN esiste già: è Aruba, registry ufficiale di .cloud dal 2016 e unico soggetto italiano a ricoprire questo ruolo. L’estensione fu conquistata all’epoca superando concorrenti del calibro di Google e Amazon.
Come osserva Stefano Sordi, direttore generale dell’azienda, un nuovo gTLD è “un’infrastruttura di identità: uno spazio ufficiale, riconoscibile e governato direttamente dal titolare”.
Il round ICANN apre questa possibilità per la seconda volta in trent’anni di storia della rete e l’esperienza del 2012 insegna che la finestra successiva può farsi attendere oltre un decennio.
Il caso .cloud mostra che un soggetto italiano può reggere un registro di primo livello nel lungo periodo, con gli obblighi di continuità che questo comporta, e offre un riferimento a chi valuta oggi la sostenibilità di una candidatura.
Il nuovo round ICANN è una scelta di visione. Per questo è importante che aziende, enti e territori interessati avviino rapidamente una valutazione di fattibilità.
La tutela del marchio per le imprese di fronte ai nuovi domini
Per la gran parte di imprese e professionisti l’apertura del round si traduce in una questione di tutela del marchio: il rischio è che un terzo chieda una stringa che richiama un nome, un brand o un territorio. La difesa lavora su due tempi, l’opposizione a una candidatura in corso e la prevenzione delle registrazioni di secondo livello quando le nuove estensioni entreranno in funzione.
| Soggetti | Strumenti di tutela e scadenze |
|---|---|
| Impresa o professionista con marchio registrato | Legal Rights Objection presso il Centro WIPO, entro 104 giorni dallo String Confirmation Day (quarto trimestre 2026) |
| Azienda che vuole prevenire le registrazioni di secondo livello | iscrizione del marchio al Trademark Clearinghouse, poi registrazione prioritaria nel periodo Sunrise (almeno 30 giorni) alla delega delle nuove estensioni |
| Pubblica amministrazione, ente territoriale, Comune | canale governativo tramite GAC ed Early Warning, con la lettera di supporto o non opposizione richiesta per i nomi geografici |
Opporsi a una candidatura con la Legal Rights Objection a WIPO
Se una candidatura riguarda una stringa che lede un marchio registrato, il titolare può presentare una Legal Rights Objection al Centro di arbitrato e mediazione WIPO, individuato da ICANN come fornitore esclusivo per questo tipo di opposizione nel Round 2026. Nel round del 2012 il Centro WIPO trattò 69 casi fondati sui diritti di marchio.
Il calendario è stretto. Al Reveal Day, atteso verso metà ottobre 2026, ICANN pubblica tutte le stringhe richieste; seguono 14 giorni in cui i candidati possono sostituire la propria stringa, poi lo String Confirmation Day fissa l’elenco definitivo. Da quel momento decorrono i 104 giorni per depositare l’opposizione, in inglese, entro un limite di 5.000 parole più le prove, dimostrando la legittimazione ad agire. I motivi ammessi sono quattro: somiglianza confusoria tra stringhe, lesione di diritti, interesse pubblico e comunità; WIPO gestisce i primi due, la Camera di commercio internazionale gli altri. Lo strumento dell’Early Warning, invece, passa dai governi tramite il GAC e riguarda le denominazioni di interesse pubblico, quindi vale per PA e territori più che per la singola impresa privata.
Registrare il marchio nel Trademark Clearinghouse
Per bloccare le registrazioni di secondo livello che imitano un marchio, la mossa preventiva è iscrivere il marchio registrato al Trademark Clearinghouse, il database validato da Deloitte che dà accesso ai periodi Sunrise di ogni nuova estensione. L’iscrizione produce un file firmato riutilizzabile per tutte le finestre Sunrise successive.
Ogni nuovo gTLD deve prevedere un periodo Sunrise di almeno 30 giorni, riservato ai titolari di marchi presenti nel Clearinghouse, prima dell’apertura al pubblico; seguono i primi 90 giorni di Trademark Claims, con notifica al titolare quando qualcuno prova a registrare un nome corrispondente al marchio. Le prime deleghe delle nuove estensioni sono attese tra i 12 e i 18 mesi dopo il Reveal Day, quindi tra 2027 e 2028, con il programma che si completa verso il 2030: iscriversi al Clearinghouse ora è la preparazione a quella fase.
Nomi geografici e territori, il ruolo di PA e Comitato IGF Italia
Per le filiere del Made in Italy e le città d’arte la posta in gioco è duplice: valorizzare le proprie denominazioni e presidiarle prima che lo faccia qualcun altro.
Per città, regioni e nomi geografici il round prevede salvaguardie apposite: una candidatura su un nome geografico ha bisogno di una lettera formale di supporto o non opposizione dell’autorità pubblica competente, in mancanza della quale non può essere approvata.
AgID e MIMIT hanno invitato pubbliche amministrazioni e imprese a monitorare le richieste pubblicate e a valutare eventuali opposizioni contro usi impropri di nomi istituzionali.
Sul fronte italiano, il Comitato Internet Governance Forum Italia, costituito presso il Dipartimento per la trasformazione digitale con la partecipazione di AgID, ha pubblicato un position paper e si è reso disponibile al raccordo tra amministrazioni e soggetti interessati.