Cedolare secca affitti brevi e CIN: le nuove regole 2024

di Barbara Weisz

Pubblicato 19 Dicembre 2023
Aggiornato 10 Gennaio 2024 14:19

Affitti brevi e case vacanza: dal 2024 cedolare secca al 26% dal secondo immobile locato e obbligo di CIN oltre le 4 case in affitto.

La cedolare secca sugli affitti brevi resta al 21% solo per il primo immobile locato dal 1° gennaio 2024, mentre se lo stesso proprietario ne affitta altre, sulle successive paga un’imposta con aliquota del 26%: è quanto prevede la Legge di Bilancio dopo aver incamerato i correttivi apportati dagli emendamenti in sede parlamentare.

Oltre alle nuove regole in Manovra 2024, sono previste ulteriori novità legislative per le case vacanza anche nel Decreto Anticipi.

Vediamo come funziona la nuove cedolare secca sugli affitti brevi.

Cedolare secca sulle casa vacanza: quanto costa?

Per gli affitti con contratto di locazione breve (meno di 30 giorni), la cedolare secca si può utilizzare fino a quattro unità immobiliari. Sopra questa soglia scatta l’attività esercitata in forma imprenditoriale, con obbligo di apertura di partita IVA e tassazione ordinaria.

Gli “affitti brevi” o “turistici” si definiscono tali quando non superano, con riferimento a ogni singolo immobile, i 30 giorni all’anno di durata del contratto. Per questi contratti, la cedolare secca (imposta sostitutiva piatta sulla rendita dell’affitto) si può utilizzare fino a un massimo di quattro immobili per singolo contribuente in un anno. Nel 2023 l’aliquota applicata è pari al 21%, dal 1° gennaio 2024 sale al 26% per gli immobili diversi dal primo.

Cedolare secca 2024 al 26%: su quali immobili?

Per molti immobili affittati ai turisti si tratta di un rialzo dell’aliquota fiscale di cinque punti. Attualmente, infatti, la cedolare secca su queste locazioni brevi è al 21% (mentre la più favorevole aliquota del 10% si applica solo alle prime case).

Con la Manovra 2024 si sale al 26% per tutti coloro che nel corso dell’anno mettono in affitto per brevi periodi più di un immobile: si tratta di contribuenti che in questo modo ricavano un reddito sostanzioso, che a volte esula l’occasionalità tipica di questa formula. Motivo per cui scatta la tassa maggiorata.

Attenzione: anche in questi casi il proprietario può comunque scegliere un solo immobile per il quale continuare a pagare la cedolare secca al 21%, selezionandolo in sede di compilazione della dichiarazione dei redditi. Su tutti gli altri immobili dati in affitto breve applicherà la tassa al 26%.

Obbligo di CIN: per quali affitti turistici?

La cedolare secca al 26% non è l’unica novità per le case vacanza dal 2024: la legge 191/2023 di conversione del Decreto Anticipi interviene a sua volta sul settore introducendo un nuovo adempimento, ossia in CINCodice Identificativo Nazionale.

Viene assegno, dal ministero del Turismo, a tutti gli affitti turistici: locazioni brevi, strutture turistico-ricettive alberghiere ed extralberghiere.

L’indicazione del CIN negli annunci è obbligatoria anche per intermediari immobiliari e portali telematici.

E’ prevista un’apposita procedura per ottenere il CIN (che andrà poi esibito nella struttura turistica), il cui rilascio comporta l’invio do una domanda in cui si tiene conto di tutti i requisiti che deve vantare la struttura turistica.

=> Locazioni turistiche e affitti brevi: come e quando chiedere il CIN

Con dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà si attesta la dotazione di dispositivi per la rilevazione di gas combustibili e di monossido di carbonio funzionanti, di estintori portatili a norma di legge e dei requisiti di sicurezza degli impianti prescritti dalla normativa.

Chiunque eserciti in forma imprenditoriale (chi destina alla locazione breve più di quattro immobili per ciascun periodo d’imposta), l’attività di locazione per finalità turistiche o di locazioni brevi è soggetto all’obbligo di segnalazione certificata di inizio attività (Scia), presso lo sportello unico per le attività produttive (Suap) del comune in cui è svolta l’attività.