Riforma giustizia tributaria: contradditorio, accertamenti e ruoli

di Redazione PMI.it

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Linee guida pe l'attuazione della riforma della giustizia tributaria: intervenire sui procedimenti ampliando contraddittorio e ricorso all’autotutela.

In vista delle riforme d Governo complementari ai progetti del PNRR, nella relazione finale della “Commissione interministeriale per la riforma della giustizia tributaria”, pubblicata nei giorni scorsi, sono indicate le attuali criticità nel processo tributario e le proposte di riforma per migliorare la qualità della risposta giudiziaria e l’efficienza del sistema, riducendone i tempi. In particolare, si focalizza sul contenzioso tributario e sulla mediazione tributaria, con proposte migliorative che producano un effetto deflattivo su tali strumenti.

Le criticità emerse

Lo stato attuale della giustizia tributaria in Italia non consente a cittadini e imprenditori di operare in un contesto normativo favorevole, rispetto a quello disponibile in altri paesi europei, né agevola l’amministrazione finanziaria nell’espletamento dei suoi compiti. In particolare, emergono le seguenti criticità.

  • La complessità e variabilità della normazione, che influisce negativamente sulla certezza del diritto.
  • Il deficit di conoscenze attorno alla giurisprudenza di merito.
  • La durata del processo.
  • L’insufficiente livello di specializzazione dei giudici.
  • Le dimensioni quantitative del contenzioso tributario.
  • La diffusa percezione di una imperfetta indipendenza dei giudici tributari.

Le soluzioni proposte

La prima parte della relazione analizza lo stato attuale della giustizia tributaria e i correttivi possibili,  Il contenzioso tributario rappresenta infatti una delle componenti principali dell’arretrato accumulato, punto debole dell’attuale sistema: parliamo di 50mila ricorsi pendenti stimati a fine 2020, con una percentuale di riforma delle decisioni di appello ferma al 45%.

Tra le soluzioni di riforma prospettate, c’è il riconoscimento normativo del diritto del contribuente al contraddittorio, inserendo la norma nello Statuto dei diritti del contribuente (legge n. 212/2000), per assicurare la sua applicazione da parte degli enti impositivi non statali, consentire all’interessato di anticipare la sua “difesa” e all’autorità fiscale di conoscere elementi di fatto e/o di diritto che assicurano un più fondato e legittimo esercizio del potere impositivo. Una seconda proposta vede l’esclusione dall’invito obbligatorio per gli avvisi di accertamento parziale fondati su dati in anagrafe tributaria.

La relazione interviene anche sull’inammissibilità dell’impugnazione degli estratti di ruolo, intervento che si rende necessario per la spropositata mole di controversie legate a questo tema, con la conseguente generazione di ingenti costi gestionali e amministrativi. Ferma restando l’impugnabilità della cartella, la relazione si sofferma sulla natura dell’estratto, che non costituisce atto di riscossione e non contiene nessuna pretesa esattiva né impositiva: da qui la proposta prevede di non impugnabilità, garantendo comunque i diritti dei debitori di impugnare il primo atto di riscossione notificato.

Per approfondimenti, qui il testo della relazione.