Burocrazia e costi per imprese: mappa nazionale

di Redazione PMI.it

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Quanto grava la burocrazia sulle imprese italiane da Nord a Sud e le strategie per snellire gli adempimenti, soprattutto in tempo di Coronavirus.

Ogni anno la burocrazia costa alle imprese italiane complessivamente 57,2 miliardi di euro, una cifra che comprende anche tutti i decreti, le ordinanze e le circolari che disciplinano il rapporto con la Pubblica Amministrazione e che negli ultimi mesi sono inevitabilmente aumentate. Secondo la CGIA di Mestre, molte delle regolamentazioni approvate per fronteggiare l’emergenza Covid-19 sono indecifrabili per le aziende, che faticano a comprendere e attuare le direttive, spesso oberando di richieste di chiarimenti i commercialisti, i consulenti del lavoro e le associazioni di categoria.

In Italia si stimano 160.000 norme, di cui 71.000 a livello centrale. In Francia sono 7.000, in Germania 5.500 e nel Regno Unito 3.000. Per ridurre il numero delle leggi basterebbe l’abrogazione di quelle più datate, evitando le sovrapposizioni.

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A essere più penalizzate a livello provinciale sono le imprese di Milano, Roma e Torino. Milano, in particolare, è la provincia dove il costo annuo sostenuto dalle imprese per la gestione dei rapporti con la PA (5,77 miliardi di euro) supera tutte le altre, seguita da Roma con 5,37, Torino con 2,43, Napoli con 1,97, Brescia con 1,39 e Bologna con 1,35 miliardi di euro. Meno tartassate, invece, sono Enna (87 milioni di euro), Vibo Valentia (82 milioni) e Isernia (56 milioni di euro).

A livello regionale, la classifica vede tristemente sul podio Lombardia, Lazio e Veneto, seguite da Emilia-Romagna, Piemonte e Toscana. Qui di seguito la fotografia completa:

È sempre la CGIA a fornire alcuni suggerimenti per sburocratizzare per migliorare l’efficienza della PA, alleggerendo così i costi amministrativi delle aziende:

  • ridurre il numero delle leggi, analizzando il loro impatto soprattutto su micro e piccole imprese;
  • monitorare con cadenza periodica gli effetti delle nuove misure per introdurre tempestivamente dei correttivi;
  • consolidare l’informatizzazione della PA, rendendo i siti più accessibili e i contenuti più fruibili;
  • far dialogare tra di loro le banche dati pubbliche;
  • permettere all’utenza la compilazione esclusivamente per via telematica delle istanze;
  • procedere e completare la standardizzazione della modulistica;
  • accrescere la professionalità dei dipendenti pubblici attraverso un’adeguata formazione.

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