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Auto aziendali e fringe benefit: rincari imprese e dipendenti

di Barbara Weisz

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Ddl Bilancio e stretta sulle auto aziendali: niente aumenti fiscali per le auto ecologiche, penalizzate le vetture inquinanti: la misura, le critiche, il dibattito.

I dipendenti che usano un’auto aziendale di grossa cilindrata o ad alte emissioni inquinanti pagheranno per intero le tasse sul chilometraggio (non cambia nulla per chi utilizza veicoli ecologici) e raddoppia al 60% la percentuale a carico del lavoratore per tutti gli altri veicoli: in estrema sintesi è questa l’impostazione della norma della Legge di Bilancio 2020 sulle auto aziendali.

Si tratta di un punto che, prevedibilmente, resterà al centro del dibattito nel corso dell’iter parlamentare della manovra, viste le posizioni contrastanti all’interno della maggioranza di Governo e le critiche che arrivano dal mondo delle imprese del settore.

Fringe benefit auto 2020

Vediamo con precisione come funziona (salvo emendamenti) la nuova tassazione 2020 sulle auto aziendali in base al testo del ddl approvato dal Governo e arrivato in Senato.

Per le auto ecologiche resta a carico del dipendente la tassazione sul 30% del costo stabilito dall’ACI (il fringe benefit) per una percorrenza media di 15mila chilometri all’anno. In tutti gli altri casi, la discriminante è rappresentata dalle emissioni.

  • Per auto entro i 160 grammi al chilometro di Co2, raddoppia la tassazione per il dipendente passando al 60% del fringe benefit.
  • Per veicoli oltre tale soglia il fringe benefit è totalmente a carico del dipendente (100%).

Il punto chiave  è che l’aumento contribuisce al reddito imponibile. Per fare qualche esempio:

  • il dipendente che guadagna 50mila euro l’anno, per un auto di piccola o media cilindrata concessa dall’azienda  avrà un aggravio fiscale intorno all’1,7%, che scende intorno all’1% per l’amministratore guadagna il doppio:
  • per SUV e le auto molto inquinanti, il cui costo (sempre calcolato sulle tabella ACI) ricadrà completamente sul dipendente, l’aggravio supera il 6% per redditi intorno ai 50mila euro, scende al 3,5% per un reddito di 100mila euro.

Sono previste eccezioni, in primis venditori e rappresentanti, e non si esclude che la nuova tassazione venga prevista solo per le nuove auto.

Reazioni

In ogni caso, restano i mal di pancia delle case automobilistiche (anche in considerazione del fatto che le auto aziendali rappresentano il 40% delle nuove immatricolazioni). E la nuova tassa sulle auto aziendali è anche fra i punti su cui si registrano dissensi all’interno della maggioranza di Governo.

Italia Viva insiste sulla propria posizione (contraria), annunciando battaglia in Parlamento per eliminare questa nuova imposta, e lancia addirittura una petizione sul proprio sito.

Le case automobilistiche avevano vivacemente protestato nei giorni scorsi, dopo le prime indiscrezioni (in base alle quali il costo del fringe benefit sarebbe passato al 100% per tutti i dipendenti con l’auto aziendale, indipendentemente dalle emissioni). Come si legge in un comunicato congiunto delle principali associazioni di categoria (Anfia, Assilea, Federauto, Unrae):

L’auto aziendale non è un privilegio per ricchi, ma un vero strumento di lavoro, in alcuni casi insostituibile; prova ne sia il fatto che circa il 72% del mercato è composto dai segmenti più bassi (A, B, C) non certo da supercar.

L’aumento influisce anche per le aziende:

per le quali aumenterebbe l’imponibile contributivo e l’onere per il TFR, penalizzandole ulteriormente nell’agone competitivo europeo.

Altre critiche delle associazioni dei costruttori sono state in parte superate dalla rimodulazione della norma (ad esempio, nella parte che esclude dagli aumenti del auto ecologiche).

Segnaliamo che sul tema Automotive, anche in considerazione del fondamentale momento che sta vivendo il settore dopo l’operazione Fca-Psa (Fiat Chrysler e Peugeot), il ministero dello Sviluppo economico ha convocato un tavolo permanente. Lo ha sottolineato il ministro Stefano Patuanelli, in una lettera al quotidiano La Stampa: il tavolo, spiega, «avrà il compito di trovare gli strumenti, anche normativi, per fronteggiare e accompagnare i cambiamenti dialogando direttamente con i cosiddetti corpi intermedi” (un termine ingiustamente passato di moda) e con il mondo produttivo a 360 gradi».

Il settore è al centro di profondi cambiamenti, legati alla trasformazione 4.0, che richiedono «scelte strategiche, di visione, di lungo periodo, di orizzonte, anche quando ciò può portare alla perdita del consenso elettorale».

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