Guzzanti da Facebook grida no alle impronte

di Lorenzo Gennari

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Secondo il deputato Paolo Guzzanti, ex senatore e neo vicesegretario nazionale del PLI (Partito Liberale Italiano), prendere le impronte digitali ai deputati è un oltraggio al Parlamento. Da Facebook lancia il suo ultimo grido poi, dice, si adeguerà

«Si stanno arrendendo tutti. Io ho fatto il mio dovere dando l’allarme. Se tutti si arrendono alle impronte, non resterò a fare la figura di quello che vuole favorire i pianisti», sono le parole dell’ex senatore Paolo Guzzanti, ora deputato aderente al gruppo misto della Camera, lanciate tra le pagine di Facebook, con una semplice nota in bacheca.

Il deputato aveva già espresso il suo dissenso definendo il nuovo sistema di voto come un «oltraggio alla dignità del Parlamento, che si muove nel solco della distruzione dell’onore delle istituzioni repubblicane». Dal suo blog “Rivoluzione Italiana” aveva lanciato poi una invettiva contro l’utilizzo delle impronte digitali dei Parlamentari per il riconoscimento del voto.

Secondo Guzzanti il rimedio delle impronte per combattere i pianisti sarebbe addirittura inutile in quanto, nel corso di ogni seduta con votazioni, è sempre possibile richiedere, anche all’istante, i tabulati con l’elenco delle tessere votanti.

Sempre da Facebook, Guzzanti accusa il sistema di appagare una “furia antiparlamentare” ingiustificata. Ricorda inoltre il precedente delle impronte da prendere ai Rom, iniziativa bloccata dall’Unione Europea proprio perchè discriminatoria.

Il nuovo sistema di voto entrerà in funzione il 9 marzo, ancora in via sperimentale. Da sottolineare che il rilascio delle impronte avverrà su base volontaria e che i deputati che hanno aderito finora sono più di due terzi del totale. Sulla scelta della tecnologia, basata sul rilevamento dei “punti biometrici caratteristici”, il presidente della Camera dei deputati Gianfranco Fini ha invece ottenuto il plauso di un suo predecessore, Luciano Violante.

Insieme a Guzzanti, si schiera anche l’ex ministro della Difesa Antonio Martino, alla testa di un gruppo di una decina di deputati che si sono rifiutati finora di fornire agli uffici della Camera le proprie impronte digitali. Di impronte ne mancano ancora molte all’appello, ma Fini è fiducioso: pensa che sia il semplice ridursi all’ultimo momento, tipicità tutta italiana.