ISEE: rendite INAIL da escludere

di Francesca Vinciarelli

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Il nodo delle rendite INAIL nel nuovo ISEE: le sentenze del TAR, la soluzione temporanea dei Comuni e la petizione alle Camere.

Nel calcolo del nuovo ISEE rientrano anche le rendite INAIL, ovvero i risarcimento del danno subito dagli infortunati sul lavoro, o riconosciuto alle vedove e agli orfani dei caduti sul lavoro.

Rendite INAIL

Questo aspetto però non convince affatto, anche a fronte delle tre recenti sentenze del TAR Lazio n. 2458/15, n.2459/15, n.2454 con le quali sono stati accolti alcuni ricorsi da parte di associazioni e famiglie contro i nuovi metodi di calcolo dell’ISEE perché le rendite INAIL non possono essere equiparate ad un privilegio economico. Questo anche perché per tale risarcimento era stato versato un premio assicurativo, dunque l’indennizzo non può rappresentare un guadagno.

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Soluzione dei Comuni

Ora però non è chiaro come far quadrare i conti perché non considerare nell’ISEE le rendite INAIL significa avere un aumento della platea che può accedere alle prestazioni sociali, generando non poche difficoltà per i Comuni. Non tenere conto però delle osservazioni della giustizia amministrativa significa, d’altro conto, mettere in difficoltà delle fasce svantaggiate di contribuenti. Aspettando che Governo e Parlamento mettano ordine sui metodi di calcolo dell’ISEE, alcuni Consigli regionali hanno deciso di andare incontro ai contribuenti, continuando a mantenere il livello delle prestazioni sociali. Tra questi: Liguria, Sardegna, Valle d’Aosta e Friuli Venezia Giulia.

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Petizione

Intanto l’ANMIL (Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro) sta raccogliendo presso le proprie sedi le firme per una petizione alle Camere che elimini l’inserimento della rendita INAIL dal computo dell’ISEE. Il Presidente nazionale ANMIL, Franco Bettoni, sottolinea:

«Ancora una volta si operano tagli proprio sui più deboli, senza tenere nel dovuto conto le conseguenze pratiche di questo nuovo ISEE, che in realtà comporterà soprattutto la diminuzione di servizi sociali come l’assistenza domiciliare personale, le prestazioni per i non autosufficienti e per i grandi invalidi del lavoro cioè proprio quelli con la casistica più grave di malattie del lavoro per i quali il taglio sarebbe più elevato ed assolutamente ingiustificato».

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«Ne concludo che, dopo anni di collaborazione dei Ministeri competenti con l’INAIL il Governo non abbia tenuto conto di quanto sia stata minuziosa ed efficiente la spesa dei Comuni e delle Regioni per garantire prestazioni e servizi mirati, che fanno risparmiare denaro alle casse dello Stato e che, se cessati improvvisamente, costringeranno persone con invalidità e malattie gravi a ricorrere ai pronto soccorso e alle camerate degli ospedali per garantirsi un’assistenza indispensabile per la propria vita. La scelta più saggia per il Governo è dare ascolto a noi dell’ANMIL, all’ANCI, alle Regioni ed alle tre recentissime sentenze inequivocabili ed inoppugnabili della giustizia amministrativa, escludendo dall’ISEE le rendite “risarcitorie” erogate dall’INAIL, che non sono affatto redditi».

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