Delega fiscale, le misure per le imprese, l’IRPEF e la carbon tax

di Barbara Weisz

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L'imposta sul reddito imprenditoriale pensata per favorire la capitalizzazione delle piccole imprese, ma anche il riordino del reddito d'impresa, un fondo per ridurre la pressione fiscale da finanziarie con la lotta all'evasione, una carbon tax per incentivare le rinnovabili.

L’introduzione dell’IRI, ovvero l’imposta sul reddito imprenditoriale che sostituirà l’IRES è una misura pensata per favorire la redistribuzione degli utili in azienda e quindi per aiutare la patrimonializzazione delle piccole imprese, ma non è l’unico provvedimento che interessa da vicino le imprese fra quelli previsti dal delega fiscale che il Governo si prepara a presentare con ogni probabilità nel Consiglio dei Ministri del 23 marzo.

Ci sono anche norme per il riordino del reddito d’impresa, novità sugli accertamenti e sui contenziosi, la marcia indietro sulla soppressione dell’IRAP. E poi misure che riguardano tutti i contribuenti: la creazione di un fondo per la riduzione strutturale della pressione fiscale, da finanziare attraverso i proventi della lotta all’evasione fiscale, il no alle tre aliquote IRPEF che erano state previste dalla precedente delega fiscale del governo Berlusconi, una carbon tax il cui gettito potrà servire per introdurre novità sul finanziamento delle energie rinnovabili.

IRI

Partiamo dall’IRI, imposta sul reddito imprenditoriale, che come detto sostituirà l’IRES e che, di fatto, separa nettamente il reddito dell’imprenditore, o del professionista per la sua attività, da quello dell’azienda. In pratica, i reddito che l’imprenditore percepisce dalla sua azienda va sotto l’IRPEF e viene quindi tassato con la relativa imposta progressiva. Mentre le imprese sarebbero tutte tassate allo stesso modo, indipendentemente dalla forma giuridica (individuo, società di persone, società di capitali).

Questa novità, sottolinea la bozza della relazione illustrative del provvedimento fiscale in arrivo, visto che gli utili non distribuiti ai soci, che quindi vengono investiti in azienda, sono tassati con l’imposta societaria e quindi con un’aliquota più bassa rispetto a quella dell’imposta personale, «favorisce la patrimonializzazione delle piccole imprese, mentre resta penalizzata la distribuzione di compensi all’imprenditore e ai soci». In generale, questa novità sulla tassazione d’impresa permette di mantere un’equità orizzontale in IRPEF sui diversi redditi da lavoro (dipendente, autonomo, imprenditoriale) e riconosce l’utilità sociale degli investimenti in azienda.

Riordino del reddito d’impresa

La delega fiscale, dopo che negli ultimi anni si sono succeduti provvedimenti volti ad aumentare il gettito e a scoraggiare pratiche di elusione fiscale, propone senza compomettere questo obiettivo una serie di semplificazioni e razionalizzazioni. Per esempio, si prevedono interventi di riordino della tassazione sulle operazioni trasfrontaliere (trasparenza collegate estere e controllate, rimpatrio dei dividendi dagli stati con regime fiscale privilegiato, regime di rilevanza delle perdite di società del gruppo residenti all’estero) che, nel rispetto delle normative comunitarie e delle migliori pratiche internazionali, si pongano l’obiettivo di non porre vincoli eccessivi all’internazionalizzazione delle imprese.

Controlli fiscali e contenzioso

Novità in vista, anche rilevanti, in materia di rapporti fra fisco e imprese anche in termini di controllo, accertamenti, contenzioso. Innanzitutto, c’è un il preciso obiettivo di migliorare il rapporto fra fisco e impresa-contribuente (enhanced relationship) sulla base di dialogo, fiducia reciproca e collaborazione pittosto che sul confronto conflittuale. Questo passa attraverso l’introduzione di incentivi per i contribuenti più corretti e di disincentivi, invece, per color che mantengono con il fisco un rapporto maggiormente aggressivo.

Per quanto riguarda le imprese, si pensa alla diffusione di modelli della funzione fiscale che non siano ispirati solamente alla minimizzazione degli oneri fiscali, ma sulla gestione del rischio di compliance fiscale. «L’adozione di questi modelli implica che le imprese costruiscano una mappa dei rischi di compliance fiscale, approntino meccanismi di gestione e controllo dei medesimi rischi e definiscano una chiara attribzuione delle responsabilità» nell’ambito della governance aziendale. In questo modo, i “controlli” del fisco si sposterebbero sulla verifica della coerenza e dell’affidabilità del sistema di gestione fiscale dell’impresa, attraverso il rapporto con i relativi organi. C’è anche l’indicazione dell’obiettivo di minimizzare sempre l’impatto dei controlli sull’attività ordinaria dell’impresa.

Per scoraggiare comportamenti scorretti di pensa all’introduzione di una misura sull’abuso del diritto, per contrastare pratiche che, pur formalmente legittime in tutte le diverse parti, abbiano l’unico scopo di aggirare il fisco. Viceversa, viene salvaguardata la libertà di scelta fra diversi regimi fiscali previsti dalla legge e viene salvaguardato il diritto di difesa del contribuente in tutti i gradi di giudizio.

In materia di contenzioso, si pensa a misure che velocizzino le controversie, anche attraverso soluzioni stragiudiziali per le liti di modesta entità. La conciliazione sarà possibile anche in fase di appello.

In materia di sanzioni, prevista una maggior proporzionalità della “multa” all’effettiva gravità della violazione (per i comportamenti meno gravi, possibilità di applicare sanzioni amministrative invece che penali).

Tornando al potenziamento dell’attività conoscitiva e di controllo, si prevede il potenziamento degli accertamenti sintetici, introducendo una previsione esplicita per cui il maggior reddito accertato sinteticamente ai fini IRPEF assume rilevanza anche ai fini delle altre imposte e degli obblighi contributivi.

L’IRAP

Quanto all’IRAP, il governo è intenzionato a presentare un testo che escluda l’eliminazione di questa tassa, una sostanziale marcia indietro rispetto alla delega del precedente esecutivo (che prevedeva appunto la soppressione dell’IRAP nel medio-lungo periodo). Qui la motivazione è economica: si aprirebbe un problema serio di reperimento delle risorse, visto che dall’Irap arrivano circa 35 miliardi di euro.

IRPEF

Un altro passo indietro rispetto alla delega dell’estate 2011 riguarda la proposta dell’IRPEF in tre aliquote, al 20%, 30% e 40%. Il motivo è che la misura, in mancanza di un’indicazione precisa sui limiti degli scaglioni, avrebbe avuto «effetti redistributivi e di gettito del tutto indeterminati».

Viene invece confermata la volontà di utilizzare i proventi della lotta all’evasione per alleggerire il carico fiscale, attraverso la formazione di un apposito fondo destinato a finanziare gli sgravi, che verranno decisi nel dettaglio successivamente.

Previsti anche tagli alle agevolazioni, ma non tagli “lineari”: si identificano diverse priorità in base alle quali procedere alla precisa definizione di questa operazione di riordino, da effettuare anche in base alle risorse disponibili.

Carbon Tax

Infine, la carbon tax, ovvero un’imposta che scoraggi l’utilizzo di fonti fossili e i cui proventi devono andare all’incentivazione delle fonti rinnovabili, che oggi sono prevalentemente finanziate dagli utenti con le bollette per l’energia elettrica.