Pmi: cresce il fondo per la patrimonializzazione

di Alessandro Vinciarelli

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Arriva a 1,2 miliardi di euro il fondo per la patrimonializzazione delle imprese italiane, ancora troppo deboli per competere sul mercato europeo. Tra le cause principali, il ritardo dei pagamenti, soprattutto dalla PA

Nel corso del meeting di di Comunione e Liberazione svoltosi a Rimini, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha annunciato l’avvio delle operazioni per l’utilizzo del fondo di investimento per la crescita delle Pmi italiane, costituito dalle principali banche, Tesoro, Cassa depositi e prestiti, Abi, Confindustria.

Oltre alle attese autorizzazioni, il fondo beneficerà di ulteriori contributi economici, passando da 1 a 1,2 miliardi di euro grazie all’ingresso di importanti gruppi bancari, che si uniscono agli impegni di Intesa Sanpaolo, Unicredit e Monte dei Paschi di Siena.

Nello specifico, ad aggiungere complessivamente 200 milioni di euro sono state l’Istituto centrale delle banche popolari (100 mln) e il Credito valtellinese, la Banca popolare di Milano, la Banca popolare dell’Emilia Romagna, Ubi e la Banca di Cividale (20 mln).

Le misure che verranno realizzate con il fondo sosterranno i processi di patrimonializzazione delle Pmi ancora troppo deboli per competere con le concorrenti internazionali.

Una delle principali cause di crisi delle imprese, aggiunge il ministro, è da imputare alla pubbliche amministrazioni, che impiegano un tempo eccessivamente lungo per onorare economicamente i beni e i servizi acquistati.

L’Italia è la peggiore d’Europa nel contesto dei ritardi dei pagamenti, con le amministrazioni che impiegano in media sei mesi (186 giorni) per saldare una fattura. Nulla a che vedere con gli altri stati UE, soprattutto se si confrontano i giorni di ritardo con i paesi più efficienti. In Finlandia e Estonia sono sufficienti 24 giorni, in Lettonia 33, in Repubblica ceca 35 e in Germania 36.

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