Il fisco italiano non ha mai incassato così tanto dai contribuenti inadempienti come nel 2025. Ma il dato che conta davvero è come ci si è arrivati. Per la prima volta, la parte più consistente del recupero dell’evasione fiscale non viene da misure straordinarie ma dai controlli ordinari, dalle cartelle esattoriali e dagli strumenti di compliance. Un sistema virtuoso assistito dalle nuove tecnologie e che — nelle intenzioni dichiarate dall’Agenzia delle Entrate, — sta imparando a intervenire soprattutto “prima” piuttosto che “dopo”.
- Il recupero record delle tasse non pagate
- Meno sanatorie e più controlli sui contribuenti
- Le somme recuperate dall’agente della riscossione
- Nel mirino grandi debitori, Partite IVA fittizie, lavoro irregolare
- Intelligenza artificiale nei controlli fiscali
- Il contraddittorio preventivo: il Fisco avvisa prima di colpire
- L’adempimento collaborativo anche per le PMI
- Rimborsi per 26,3 miliardi a famiglie e imprese
Il recupero record delle tasse non pagate
Nel 2025 l’Agenzia delle Entrate ha recuperato 36,2 miliardi di euro di tasse non pagate: il risultato più elevato di sempre, +8,4% sul 2024 e +43% sul 2022. Dei 29 miliardi da contrasto all’evasione, circa il 90% — ovvero 26,1 miliardi — deriva dall’ordinaria attività di controllo. In calo le somme da misure straordinarie. Nel dettaglio: 15,9 miliardi sono stati versati dai contribuenti dopo aver ricevuto un atto dell’Agenzia delle Entrate, 6,9 miliardi a seguito di una cartella esattoriale e 3,3 miliardi sono frutto delle attività di promozione della compliance.
Meno sanatorie e più controlli sui contribuenti
Gli incassi da misure straordinarie — rottamazione delle cartelle, definizione delle liti pendenti — sono in calo del 17% rispetto all’anno precedente. Non perché lo Stato abbia rinunciato a riscuotere, ma perché il peso si sta spostando sull’attività ordinaria. Per chi ha debiti pendenti o posizioni irregolari, questo cambia il quadro: le finestre straordinarie si stanno restringendo, mentre i controlli diventano più sistematici e più veloci. Chi aspetta una nuova rottamazione rischia di attendere a lungo.
Le somme recuperate dall’agente della riscossione
L’Agenzia delle Entrate Riscossione ha incassato 16,8 miliardi (+5%), di cui 9,6 miliardi per conto dell’AdE, 3,8 miliardi per l’INPS e 1 miliardo per i Comuni. L’incremento è avvenuto nonostante il calo del 17% degli incassi da misure straordinarie, passati da 5,4 a 4,5 miliardi.

Nel mirino grandi debitori, Partite IVA fittizie, lavoro irregolare
I controlli non sono più a pioggia. L’Agenzia seleziona i contribuenti da verificare attraverso l‘incrocio automatico di fatture elettroniche, corrispettivi e dichiarazioni — un sistema che individua le incongruenze prima ancora che il contribuente si accorga di essere osservato.
Nel 2025 la stretta più evidente ha riguardato tre categorie. La prima sono le partite IVA apri e chiudi: attività aperte per generare crediti fiscali da portare in compensazione e poi chiuse prima dei controlli — un fenomeno raddoppiato rispetto all’anno precedente nella capacità di intercettazione. La seconda sono i grandi debitori: oltre la metà degli incassi da riscossione proviene da contribuenti con debiti superiori ai 100mila euro, con un incremento del 54% rispetto al 2022. La terza è il lavoro irregolare: le indagini condotte con la Procura di Milano nei settori della logistica, del trasporto merci e della grande distribuzione hanno portato alla regolarizzazione di oltre 11.500 posizioni.

Intelligenza artificiale nei controlli fiscali
Il tema dell’automazione nei controlli fiscali è politicamente sensibile e spesso frainteso. La posizione ufficiale dell’Agenzia è netta: nessun atto scaturisce da una decisione algoritmica. La tecnologia — inclusa l’intelligenza artificiale — viene usata per analizzare grandi masse di dati e segnalare anomalie, ma la scelta di avviare un accertamento è sempre di un funzionario in carne e ossa. Per i contribuenti, questo significa che un’anomalia nei dati non produce automaticamente un atto, ma aumenta la probabilità di finire in una lista di soggetti da esaminare.

Il contraddittorio preventivo: il Fisco avvisa prima di colpire
Una delle novità più rilevanti per imprese e professionisti è l’introduzione del contraddittorio preventivo obbligatorio, regolato dall’art. 6-bis dello Statuto del Contribuente (D.Lgs. 219/2023). Prima di emettere un atto di accertamento, l’Agenzia deve ora confrontarsi con il contribuente — che ha la possibilità di spiegare, documentare, correggere. È un cambio di metodo significativo: non più la notifica come primo atto, ma un dialogo che precede il provvedimento. Il calo degli incassi da lettere di compliance va letto in questo contesto: meno entrate da stimolo perché il confronto avviene prima, in una fase in cui le anomalie possono ancora essere rimosse senza sanzioni pesanti.
L’adempimento collaborativo anche per le PMI
Nel 2025 le imprese che hanno scelto di aderire all’adempimento collaborativo sono più che raddoppiate. Si tratta di un regime che consente di condividere preventivamente con il fisco la propria posizione fiscale, ottenendo in cambio certezza e protezione da sanzioni. Un’opzione che fino a qualche anno fa sembrava riservata ai grandi gruppi e che sta diventando accessibile anche per le PMI, con soglie di accesso progressivamente abbassate dalla riforma fiscale. Per le imprese strutturate, è uno strumento concreto per ridurre il rischio di accertamento.
Rimborsi per 26,3 miliardi a famiglie e imprese
Il bilancio dell’Agenzia non è fatto solo di recuperi. Nel 2025 sono stati accreditati rimborsi fiscali per 26,3 miliardi di euro a famiglie e imprese — un dato che raramente emerge nel dibattito pubblico sulla lotta all’evasione. A questo si aggiungono oltre 9.500 chiarimenti forniti ai contribuenti tra circolari, risoluzioni, interpelli e consulenze giuridiche: un’attività di assistenza che, nelle intenzioni dell’Agenzia, serve a ridurre gli errori involontari prima ancora che diventino oggetto di controllo.