Il nuovo Redditometro e le applicazioni pratiche

di Redazione PMI.it

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Come funziona praticamente il nuovo Redditometro, quali accertamenti può ancora effettuare il Fisco e quelli che il Decreto Dignità ha posto in standby.

Il Redditometro è lo strumento di accertamento induttivo del Fisco nato con l’obiettivo di contrastare il fenomeno dell’evasione fiscale. In merito è intervenuto recentemente il Decreto Dignità, che ha reso inapplicabile il vecchio Redditometro ma solo per gli anni d’imposta successivi al 2015, mantenendo peraltro la validità degli atti già notificati e delle eventuali procedure avviate.

Il Decreto Dignità (articolo 10, dl 79/2018) ha infatti abrogato il precedente decreto del MEF, rendendolo non più applicabile a partire dagli anni di imposta successivi al 2015 e impedendo al Fisco di fare accertamenti sintetici da Redditometro fondati su elementi indicativi della capacità di reddito fino a quando non verranno fissati nuovi criteri ministeriali con apposito decreto.

Redditometro: come funziona

Per il calcolo del Redditometro, il Fisco utilizza una serie di coefficienti utili a quantificare induttivamente e controllare i redditi di persone fisiche, partite IVA, lavoratori dipendenti e pensionati. Ai fini della determinazione sintetica del reddito il Fisco tiene conto di quanto viene speso nel periodo d’imposta oggetto di osservazione e lo confronta con i redditi posseduti nel medesimo periodo.

In caso di scostamento rilevante (superiore al 20%) il Fisco fa partire gli accertamenti, lasciando ovviamente la possibilità al contribuente di provare che le spese sono state finanziate con altri mezzi. Nella valutazione della capacità contributiva, il Fisco tiene conto sia dei beni posseduti e degli investimenti effettuati, che della spesa complessiva ed effettiva del contribuente, della composizione del nucleo familiare e della zona geografica di provenienza.

Redditomentro: quali spese

Le spese di cui l’Agenzia delle Entrate tiene conto con il Redditometro sono:

  • consumi generi alimentari, bevande, abbigliamento e calzature;
  • abitazione;
  • combustibili ed energia;
  • mobili, elettrodomestici e servizi per la casa;
  • sanità;
  • trasporti;
  • comunicazioni;
  • istruzione;
  • tempo libero, cultura e giochi;
  • altri beni e servizi;
  • investimenti;
  • spese certe e per elementi certi.

Nuovo Redditometro

Questo periodo di standby del Redditometro dovrebbe servire per definire una riforma dello strumento così da conferirgli una maggiore incisività ed efficienza.

Il nuovo decreto del Ministero dell’Economia dovrà dunque individuare nuovi elementi indicativi di capacità contributiva idonei a fondare la determinazione sintetica del reddito e una nuova metodica di ricostruzione induttiva del reddito complessivo in base alla capacità di spesa e alla propensione al risparmio dei contribuenti, anche sulla base delle indicazioni dell’ISTAT e delle associazioni maggiormente rappresentative dei consumatori.