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Amministrazione, finanza e controllo: come risparmiare

di Barbara Weisz

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Amministrazione, finanza e controllo, se la funzione diventa istituzionale costa il 39% in meno: uno studio di Sda Bocconi ed Ernst & Young sulla funzione Afc nelle Pmi.

Amministrazione, finanza e controllo: una funzione aziendale di grande importanza, e che spesso invece le Pmi non sfruttano pienamente.
Un peccato, perchè al contrario una gestione migliore sarebbe di supporto alla crescita dell’impresa e comporterebbe anche un risparmio: quella che in gergo si definisce con l’acronimo Afc costerebbe il 39% in meno. Lo rileva “l’Osservatorio sulla funzione Afc delle medie imprese italiane”, uno studio a cura di Franco Amigoni, Ariela Caglio e Andrea Dossi, della Sda Bocconi, realizzato in collaborazione con Ernst & Young.

La ricerca è stata condotta su 105 piccole e medie imprese, con un fatturato medio di 110 milioni di euro. Ne è emerso come limitare le funzioni relative ad amministrazione, finanza e controllo alle attività tradizionali (contabilità e bilancio, tesoreria, fiscalità e relativa informatizzazione) sia addirittura più costoso rispetto a una gestione che comprenda una maggior ampiezza delle attività governate, dei meccanismi utilizzati e che in generale preveda una maggior efficienza dei processi amministrativi.

Il passaggio ad un ruolo istituzionale, che comprende anche le funzioni di auditing, relazioni con gli investitori, compliance, risk management e internal auditing, secondo lo studio è conveniente numeri alla mano.

Costo della funzione Afc

Il costo della funzione Afc nelle imprese in cui questa è limitata alle attività tradizionali, fra personale (in media, 16 persone), sistemi informativi, servizi esterni e spese generali, corrisponde in genere all’1,73% del fatturato aziendale. Quando invece viene completata la parabola che porta a un ruolo istituzionale dell’Afc, il costo scende all’1,05% dei ricavi. Guardando ai soli costi della funzione Afc, la riduzione come detto è intorno al 39%.

C’è però un passaggio intermedio, in cui il costo sale al 2,56% del fatturato. «Quando si aggiungono queste attività – spiega Andrea Dossi – si deve spesso duplicare la contabilità, il che comporta impegno e costi» ma quando invece il processo arriva a compimento, «la contabilità torna a essere una e l’organizzazione rigorosa necessaria a svolgere questi compiti riesce anche ad abbattere i costi». Dunque, secondo il docente della Bocconi, «è assolutamente indispensabile affrettare la transizione ai ruoli più maturi».

Cfo e competenze Afc

I problemi maggiori rilevati nelle Pmi su questo fronte riguardano le dimensioni della funzione Afc e le competenze del personale. Innanzitutto, c’è spesso un problema legato al ruolo del Cfo, il Chief financial officer. La studio evidenzia come fra i Cfo si registri una diffusa insoddisfazione rispetto all’efficienza con cui la propria funzione è in grado di adempiere ai relativi compiti.

Efficienza che potrebbe essere migliorata, oltre che con l’adozione di un ruolo istituzionale (quindi con l’ampliamento dell’attività sopra descritto), anche con sistemi ERP adeguati e con miglioramenti sul fronte della gestione delle persone: più quadri e laureati, che magari costano di più ma portano appunto a una maggior efficienza della funzione a dunque a minori costi complessivi.

C’è anche un ostacolo legato al fatto che il mercato del lavoro dei direttori amministrativi e dei Cfo è asfittico. Questo il profilo medio del direttore amministrativo di una Pmi: maschio, nell’82% dei casi, età media 47 anni, laureato (69%), più raramente con un master (17%), e con un’anzianità nella posizione intorno agli otto anni, quasi sempre superiore all’anzianità nell”azienda. Questo significa, spiega Dossi, che «la posizione viene quasi sempre ricoperta da una risorsa interna». E «altre ricerche evidenziano una spaccatura del mercato del lavoro per i Cfo che dipende dalle dimensioni aziendali, senza permeabilità tra piccole, medie e grandi imprese. Ciò significa che gli spazi di indipendenza sono piuttosto limitati».

In genere, conclude Stefania Boschetti, partner Ernst & Young e co-responsabile della ricerca, emerge che «nei prossimi tre anni gli obiettivi di supportare proattivamente la definizione delle strategie, di adottare metodologie di Erm (gestione del rischio aziendale, n.d.r.) e di gestire in modo più attento la comunicazione verso l’esterno costituiscano le grandi aree di sviluppo della funzione». E i dati indicano anche che «le funzioni Afc che già svolgono un ruolo istituzionale hanno una maggiore efficacia di presidio della value-chain informativa e, per questa via, raggiungono una migliore efficienza complessiva nonostante svolgano maggiori attività».

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