Tratto dallo speciale:

Investire la liquidità aziendale, per le SRL i BTP non fanno sconti

di Anna Fabi

1 Settembre 2026 12:04

logo PMI+ logo PMI+
L'imposta sostitutiva del 12,50% non si applica ai soggetti IRES, quindi il vantaggio fiscale dei titoli di Stato sul conto deposito si azzera in bilancio

Il consiglio gira negli studi dei commercialisti e nelle chat fra imprenditori: se la cassa è ferma, meglio i titoli di Stato del conto deposito, perché pagano il 12,50% al posto del 26%. Il calcolo torna finché i BTP sono intestati a una persona fisica. Intestati alla SRL si comportano in un altro modo, perché le società di capitali incassano le cedole al lordo e le tassano con l’IRES come qualunque altro provento: a parità di rendimento lordo, i due strumenti chiudono l’anno con lo stesso netto. In più i titoli iscritti in bilancio concorrono al test delle società di comodo, soglia che le somme lasciate sul conto deposito non toccano.

In sintesi:

  • la ritenuta del 26% sugli interessi bancari è a titolo di acconto per le imprese commerciali, ai sensi dell’art. 26, comma 4, del DPR n. 600/1973;
  • le società di capitali sono soggetti lordisti ai sensi dell’art. 2 del D.Lgs. n. 239/1996 e non subiscono l’imposta sostitutiva del 12,50% sui titoli di Stato, come chiarito dalla circolare n. 306/E del 23 dicembre 1996;
  • il bollo sugli estratti di conto corrente è in misura fissa, art. 13, comma 2-bis, della Tariffa allegata al DPR n. 642/1972, mentre sui depositi vincolati è proporzionale allo 0,20% annuo, comma 2-ter dello stesso articolo;
  • il coefficiente del test di operatività su titoli, obbligazioni e crediti finanziari è sceso dal 2% all’1% per effetto dell’art. 20 del D.Lgs. n. 192/2024 sull’art. 30 della L. n. 724/1994;
  • i saldi attivi dei depositi bancari sono esclusi dal test perché qualificati come disponibilità liquide, secondo la circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 25/E del 2007.

La ritenuta del 26% sugli interessi aziendali vale come acconto

Quando la banca accredita interessi sul conto deposito di una società, trattiene il 26% a titolo di acconto: il prelievo anticipa l’imposta senza esaurirla. L’art. 26, comma 4, del DPR n. 600/1973 riserva questo trattamento agli imprenditori individuali per i rapporti costituenti beni d’impresa, alle società di persone commerciali, alle società di capitali e agli enti commerciali. Gli interessi confluiscono quindi nel reddito d’impresa per competenza ai sensi dell’art. 89 del TUIR, scontano l’IRES e la ritenuta già subita si scomputa dall’imposta dovuta in dichiarazione. Chi legge l’estratto conto di una SRL ha davanti un numero provvisorio.

Per una persona fisica il meccanismo si ferma prima. Quel 26% è definitivo, l’imposta è assolta e il netto stampato sull’estratto coincide con il rendimento finale. È la prima delle asimmetrie che rendono inservibili, per un bilancio, i confronti costruiti sulla tassazione degli interessi del risparmiatore privato.

I BTP di una SRL scontano IRES come qualsiasi altro provento

Lo sconto fiscale che rende i titoli di Stato più leggeri di ogni altro strumento spetta solo a chi la norma qualifica come nettista. L’art. 2 del D.Lgs. n. 239/1996 elenca i destinatari dell’imposta sostitutiva del 12,50% e le società di capitali ne sono fuori: la circolare n. 306/E del 23 dicembre 1996 le colloca tra i lordisti, cioè tra i percettori che incassano le cedole al lordo, senza alcun prelievo alla fonte. Una SRL che compra BTP porta le cedole a conto economico e le tassa con l’IRES ordinaria, con lo stesso trattamento riservato agli interessi di un conto deposito. Anche le plusvalenze da vendita anticipata confluiscono nel reddito d’impresa, con le medesime regole.

Il divario si misura sulla stessa cedola lorda: il privato ne trattiene l’87,5%, la società di capitali il 76%. Chi applica a un bilancio i confronti pubblicati dai comparatori bancari sta usando i numeri di un altro contribuente.

Il bollo sul conto deposito supera quello del conto corrente oltre 59.000 euro

Il bollo sui rapporti