BOT people: i titoli di Stato nei portafogli delle famiglie

di Anna Fabi

17 Novembre 2025 11:53

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Famiglie e piccole imprese tornano sui titoli di Stato: analisi FABI sulle rendite per i piccoli risparmiatori (sempre più BOT people) e su come investire.

Negli ultimi anni il rapporto tra italiani e debito pubblico è cambiato in modo netto. Secondo le ultime elaborazioni FABI sulla struttura dei detentori dei titoli di Stato, la quota in mano a famiglie e imprese non finanziarie è quasi raddoppiata rispetto al 2021, arrivando a superare il 14% del totale, con un controvalore di oltre 440 miliardi di euro.

Una fetta importante di questo risparmio è rappresentata da titoli a breve termine come i BOT, scelti come “parcheggio di liquidità” relativamente sicuro in un contesto di tassi ancora interessanti rispetto ai conti correnti.

La fotografia degli italiani BOT people è chiara: dopo anni in cui il debito era concentrato soprattutto presso investitori istituzionali e soggetti esteri, oggi famiglie e imprese tornano a giocare un ruolo diretto nel finanziamento dello Stato. La combinazione tra rendimenti più alti dei depositi bancari e inflazione in rientro ha riportato l’attenzione sui titoli di Stato, in particolare sulle scadenze brevi che permettono di non impegnarsi per troppi anni.

Cosa sono i BOT e come si genera la rendita

I Buoni ordinari del Tesoro sono titoli di Stato a breve termine, con scadenze tipiche a 3, 6 o 12 mesi. Sono titoli senza cedola: il rendimento non arriva tramite interessi periodici, ma dalla differenza tra il prezzo di acquisto e il valore di rimborso a scadenza. In pratica l’investitore compra il BOT sotto la pari (per esempio a 98) e riceve 100 alla scadenza: quei 2 euro rappresentano il rendimento lordo, su cui si applica l’imposta agevolata del 12,5%. Il meccanismo è semplice:

  • si partecipa all’asta tramite banca o intermediario abilitato, indicando l’importo massimo che si vuole investire;
  • il Tesoro stabilisce il prezzo medio di aggiudicazione, da cui discende il rendimento lordo;
  • a scadenza si incassa il valore nominale (di norma 100), con il guadagno pari allo sconto in fase di emissione, al netto della tassazione e delle commissioni bancarie.

Per il piccolo risparmiatore la “rendita BOT” è quindi una somma unica a scadenza, non una cedola periodica come per i BTP. Questo rende i BOT strumenti più adatti a chi vuole bloccare la liquidità per alcuni mesi, senza esporsi alle oscillazioni di prezzo tipiche dei titoli a lunga durata.

Chi compra BOT: quali famiglie e imprese li scelgono

Le analisi più recenti sul debito pubblico mostrano che la crescita della quota detenuta da famiglie e imprese riguarda soprattutto titoli a più breve scadenza: BOT e BTP a medio termine, utilizzati come alternativa ai conti deposito e ai pronti contro termine. I BOT rappresentano per famiglie e imprese non finanziarie uno strumento di gestione della tesoreria: parcheggio temporaneo di liquidità, rendimento più elevato di un conto corrente tradizionale e orizzonte temporale relativamente breve.

Accanto a questi investitori, le banche continuano a detenere una quota rilevante dei titoli di Stato, anche per esigenze di liquidità e requisiti regolamentari; gli investitori esteri restano un perno fondamentale del mercato, ma con un peso meno dominante rispetto al passato, mentre le banche centrali, dopo anni di acquisti massicci, stanno riducendo gradualmente la loro esposizione attraverso il cosiddetto “quantitative tightening”.

Perché i BOT sono tornati attrattivi per i risparmiatori

Il ritorno degli italiani tra i principali sottoscrittori di titoli di Stato, e dei BOT in particolare, è un fenomeno che intreccia finanza privata e pubblica. Da un lato, famiglie e imprese ottengono una rendita più dignitosa sulla liquidità; dall’altro, lo Stato beneficia di un collocamento più stabile del debito, meno dipendente da investitori volatili.

La sfida dei prossimi anni sarà duplice: per i risparmiatori, costruire portafogli più consapevoli, evitando soluzioni dettate solo dalla moda del momento; per le istituzioni, garantire un quadro di finanza pubblica credibile, in grado di mantenere sostenibili i rendimenti offerti e di non scaricare sulle generazioni future il costo di un debito sempre più “di casa”. In questo quadro, la “rinascita” dei BOT è legata a tre fattori principali:

  • tassi ufficiali più alti rispetto al decennio dei tassi zero, che hanno riportato in positivo i rendimenti reali (specie con inflazione in calo);
  • remunerazione spesso superiore a quella offerta dai conti correnti o da alcuni conti deposito, a fronte però di un rischio emittente (lo Stato) diverso da quello bancario;
  • orizzonte breve, che consente agli investitori di non bloccarsi su scadenze decennali in una fase ancora incerta per l’economia e per l’andamento dei tassi.

Per famiglie e piccole imprese si tratta di uno strumento che permette di trasformare liquidità ferma in rendita modesta ma concreta, sfruttando la tassazione agevolata del 12,5% e la possibilità di pianificare l’uscita a pochi mesi di distanza.

BOT, BTP e conti deposito a confronto

Dal punto di vista della gestione finanziaria, i BOT vanno letti dentro un ventaglio più ampio di soluzioni di risparmio. Alcuni elementi da considerare:

  • durata: i BOT hanno scadenze entro 12 mesi; i BTP partono generalmente da 3 anni e possono arrivare a 30 o più; i conti deposito vincolati possono avere durate variabili ma non sono titoli negoziati sul mercato;
  • rendimento: i BOT restituiscono un guadagno a scadenza sotto forma di scarto di emissione; i BTP pagano cedole periodiche; i conti deposito corrispondono interessi periodici, spesso con vincoli di svincolo;
  • rischio emittente: BOT e BTP sono garantiti dallo Stato italiano; i conti deposito rientrano nel perimetro del tutela dei depositi (fino a 100mila euro per depositante e per banca);
  • tassazione: BOT e BTP sono tassati al 12,5%; gli interessi sui conti deposito al 26%;
  • liquidabilità: BOT e BTP possono essere venduti prima della scadenza sul mercato secondario, ma con il rischio di incassare più o meno del capitale investito; i conti deposito prevedono regole diverse a seconda del contratto.

Per un risparmiatore prudente, spesso la scelta non è “o BOT o BTP o deposito”, ma una combinazione ragionata, in base a orizzonte temporale, necessità di liquidità e tolleranza alle oscillazioni di prezzo.

I rischi: reinvestimento, tassi e concentrazione

Nonostante l’immagine di strumento “quasi privo di rischi”, i BOT presentano alcune criticità che imprese e famiglie dovrebbero valutare con attenzione:

  • rischio di reinvestimento: a ogni scadenza occorre trovare un nuovo titolo con rendimento adeguato. Se i tassi scendono, la rendita futura potrebbe ridursi;
  • rischio Paese: si tratta pur sempre di debito pubblico italiano. Un peggioramento del quadro di finanza pubblica può riflettersi sui rendimenti richiesti dal mercato e sui prezzi in caso di vendita anticipata;
  • assenza di garanzia “tipo deposito”: a differenza dei conti correnti, non esiste un fondo che garantisca automaticamente il capitale fino a una certa soglia. La garanzia è quella generale dello Stato;
  • costruzione del portafoglio: concentrare troppa liquidità su un unico strumento o su un’unica scadenza espone al rischio di dover reinvestire tutto in un momento di mercato sfavorevole.

La crescita della quota di debito pubblico in mano a famiglie e imprese è un segnale di fiducia, ma richiede anche una maggiore consapevolezza finanziaria: i BOT non sono prodotti “a prova di errore” e vanno inseriti in una strategia complessiva.

Cosa guardare prima di sottoscrivere BOT

Prima di partecipare a un’asta o di acquistare BOT sul mercato secondario, un risparmiatore o un’impresa dovrebbero porsi alcune domande operative:

  • qual è l’orizzonte temporale della liquidità che sto investendo (mesi, anni, oltre)?
  • quanta quota dei miei risparmi sono disposto a bloccare senza necessità di prelievo?
  • qual è il rendimento lordo e quello netto dopo imposte e commissioni bancarie?
  • come si confronta, a parità di durata, con altre soluzioni (BTP di breve-medio termine, conti deposito, pronti contro termine)?
  • quale sarà il peso complessivo dei titoli di Stato nel mio portafoglio rispetto ad altri strumenti?

Per le piccole e medie imprese, la stessa logica vale nella gestione di tesoreria: i BOT possono essere uno strumento utile per remunerare la cassa, ma la decisione va coordinata con i fabbisogni di liquidità operativa, gli impegni fiscali e i piani di investimento.