L’inflazione nell’area Euro è balzata al 3% ad aprile — il livello più alto da settembre 2023 — eppure la Banca Centrale Europea ha scelto ancora una volta di non toccare il costo del denaro. Per la settima riunione consecutiva i tassi restano fermi, con una decisione che il board ha definito unanime ma tutt’altro che scontata: Christine Lagarde ha ammesso che nel Consiglio direttivo si è discusso «a lungo» anche l’ipotesi di un rialzo.
La guerra in Medio Oriente, con la chiusura dello stretto di Hormuz e il conseguente shock energetico, ha ribaltato in poche settimane uno scenario che sembrava avviato verso la stabilità. I mutui a tasso variabile stanno già pagando il conto: le rate di aprile segnano i primi aumenti, e le proiezioni per fine anno sono al rialzo.
Inflazione al 3% e rischi al rialzo: le decisioni BCE
La Banca Centrale Europea ha deciso di mantenere invariati i tre tassi di riferimento: il tasso sui depositi resta al 2%, raggiunto nel giugno 2025 al termine di una lunga fase di allentamento, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,15% e quello sulla linea di credito marginale al 2,40%.
Francoforte riconosce che «i rischi al rialzo per l’inflazione e i rischi al ribasso per la crescita si sono intensificati». Il conflitto ha portato a un forte aumento dei prezzi dell’energia, incidendo sull’inflazione e sul clima economico. La variabile decisiva, spiega la BCE, è la durata dello shock: «Quanto più a lungo la guerra continuerà e i prezzi dell’energia resteranno elevati, tanto più forte sarà l’impatto sull’inflazione complessiva e sull’economia».
La strategia resta data-driven: ogni decisione viene presa riunione per riunione, senza impegni predeterminati sul percorso futuro.
I mercati scontano un rialzo a giugno
La decisione di non procedere con un rialzo era attesa, ma il mercato ha già aggiornato le proprie aspettative. L’ipotesi più accreditata vede un aumento di 25 punti base nella riunione dell’11 giugno, quando saranno disponibili le nuove proiezioni macroeconomiche. Secondo le analisi circolate nelle ultime settimane, i futures sull’Euribor scontano potenzialmente due interventi da parte della BCE entro fine anno, con l’indice a tre mesi atteso in area 2,5% entro dicembre. Lagarde ha evitato impegni espliciti, ribadendo che la politica monetaria della BCE resterà agganciata all’andamento dei dati, senza escludere né confermare alcuna mossa futura. «È chiaro in che direzione stiamo andando», ha detto la presidente, «ma potrebbero esserci cambiamenti enormi».
Mutui variabili: la rata sale già ad aprile
Sul mercato dei mutui gli effetti della nuova incertezza si avvertono già, pur a fronte di tassi ufficiali fermi. L’Euribor a 3 mesi è salito di circa 15 punti base nelle ultime settimane, rompendo una stabilità che durava da nove mesi. Secondo Facile.it, ad aprile la rata di un mutuo variabile da 126.000 euro in 25 anni è aumentata di circa 10 euro: un incremento contenuto ma che segna un’inversione di tendenza rispetto al trend discendente dell’intero 2025.
Se la BCE dovesse procedere con i rialzi attesi, le proiezioni indicano un aggravio complessivo di circa 30 euro mensili entro fine anno per lo stesso profilo di finanziamento.
Il tasso fisso, agganciato all’IRS e dunque più sensibile alle aspettative di lungo periodo, ha già registrato rincari nelle ultime settimane, ma resta strutturalmente più alto del variabile: il differenziale attuale è di circa 130-150 euro mensili a favore del variabile su un mutuo ventennale standard.