Tassi BCE e guerra in Medio Oriente: Lagarde annuncia la strategia anti-shock

di Barbara Weisz

25 Marzo 2026 16:35

logo PMI+ logo PMI+
Lagarde illustra come la BCE affronterà lo shock energetico causato dalla crisi in Medio Oriente: la strategia in base ai tre scenari possibili su tassi e inflazione. De Guindos annuncia per aprile le decisioni monetarie.

«Non ci lasceremo paralizzare dall’esitazione». Dalla ECB Watchers Conference di Francoforte, Christine Lagarde lancia il messaggio più atteso: la BCE non è ferma per indecisione ma perché vuole dati sufficienti prima di muoversi. La guerra in Medio Oriente ha rovesciato in poche settimane uno scenario che fino a febbraio sembrava favorevole, con l’inflazione sotto controllo e crescita che riprendeva quota. Adesso c’è uno shock energetico di dimensioni ancora da valutare, e Francoforte ha già delineato la propria strategia in tre scenari distinti.

La guerra impone nuove decisioni di politica monetaria

Lagarde ha aperto il suo discorso con una constatazione che fotografa il cambio di scenario in atto:

Se questo evento si fosse tenuto qualche settimana fa, il mio discorso sarebbe stato molto diverso. L’economia dell’area euro ha chiuso l’anno con una solida dinamica di crescita. L’inflazione si è attestata all’1,9% a febbraio. E i motori della crescita interna sembravano rafforzarsi, in particolare i consumi privati, gli investimenti nella digitalizzazione e la spesa per la difesa. Con ogni probabilità, avremmo rivisto al rialzo le nostre previsioni di crescita di marzo e al ribasso quelle sull’inflazione.

La guerra in Iran ha completamente cambiato il contesto. «Nessuno di noi può dissipare l’incertezza su come si evolverà», ammette Lagarde, ma la strategia BCE per affrontare lo shock è già definita.

Cosa valuta Francoforte prima di decidere sui tassi

Francoforte intende «valutare la natura, l’entità e la persistenza dello shock prima di prendere decisioni». Il lavoro è sui rischi, non sullo scenario base. L’impatto sull’inflazione — oltre che sulla crescita — resta il fattore determinante. «Nell’area dell’euro, i dati storici suggeriscono che il rischio di un’ampia trasmissione degli aumenti dei prezzi dell’energia è l’eccezione piuttosto che la regola». Su questa dinamica agiscono due variabili chiave: intensità e durata dello shock, da un lato; meccanismi di propagazione, dall’altro.

Sulla stessa linea il vicepresidente Luis de Guindos: le previsioni «non indicano una recessione in vista» ma l’attenzione sull’impatto del conflitto è altissima e «siamo pronti a rispondere se necessario».

Shock energetico 2026 meno grave di quello 2022

Ad oggi, lo shock iniziale è stato di gran lunga inferiore a quello del 2022, allo scoppio della guerra in Ucraina, e il contesto economico è più favorevole. Quattro anni fa «la politica monetaria era estremamente accomodante, con tassi di interesse a -0,5% e la BCE ancora impegnata in acquisti netti di attività». Oggi, invece, i tassi si attestano a livelli sostanzialmente neutrali, e altrettanto neutrale è l’orientamento di bilancio.

Il riferimento è tutt’altro che casuale: la crisi energetica innescata dall’invasione russa in Ucraina ha determinato la più decisa stretta monetaria nella storia della BCE, con dieci rialzi consecutivi in poco più di un anno. Le dichiarazioni di Lagarde e de Guindos escludono al momento uno scenario analogo — pur riconoscendo che i rischi attuali non sono lineari.

Di fronte a una crisi dell’offerta, le banche centrali hanno in linea di principio due alternative: ignorarla o reagire quando le aspettative di inflazione rischiano di disancorarsi. Lagarde apre però a una terza via: «in realtà, possiamo rispondere in modo più graduale».

I tre scenari di rischio allo studio della BCE

Francoforte studia tre situazioni tipo per calibrare la risposta di politica monetaria allo shock energetico:

  1. in caso di shock energetico limitato e di breve durata, la BCE si atterrebbe alla prescrizione classica di «guardare oltre», evitando interventi tardivi che rischierebbero di essere controproducenti;
  2. se l’inflazione superasse in misura marcata il 2% senza effetti persistenti, sarebbe opportuno un aggiustamento ponderato, con una risposta proporzionalmente ridotta rispetto a uno shock da eccesso di domanda;
  3. in caso di scostamento ampio e persistente dall’obiettivo del 2%, la risposta dovrà essere, nelle parole di Lagarde, «adeguatamente energica o persistente».

Si decide ad aprile

Lagarde è esplicita: è ancora «troppo presto per dire dove dovremo posizionarci su questo spettro». De Guindos si sbilancia di più e indica un calendario di massima: ad aprile, alla riunione del Consiglio direttivo, ci saranno «maggiori dati sul conflitto, che rappresenta la principale fonte di incertezza», e la decisione sarà presa sulla base di quelli.

I mercati scontano intanto già una stretta monetaria, con una prima mossa da un quarto di punto attesa fra aprile e giugno ed eventualmente un nuovo rialzo di pari entità dopo l’estate.