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Inflazione e mutui, torna il rischio di rialzo tassi BCE

di Redazione PMI.it

Pubblicato 10 Marzo 2026
Aggiornato 15:47

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I mercati scontano i futuri rialzi dei tassi BCE per il caro petrolio e l'inflazione in aumento: l'impatto sui mutui, in particolare sul tasso fisso.

La guerra in Medio Oriente riaccende i riflettori sull’inflazione e sulle mosse di politica monetaria della BCE per contenerla. Sui mercati si diffonde il sentiment di un rialzo del costo del denaro in vista, anche se non immediato. La variabile decisiva resta la durata del conflitto. Intanto, sul mercato dei mutui si rilevano già movimenti che scontano le nuove incertezze geopolitiche, con rincari di costo per il tasso fisso.

BCE sotto pressione tra caro carburanti e inflazione

Fra le prime conseguenze del conflitto nel Golfo Persico ci sono le impennate dei prezzi del petrolio, del gas e di alcune materie prime. Nel medio periodo si temono tensioni anche su altre merci, alimentari compresi. Reuters segnala che il mercato ha già ridotto le attese di allentamento monetario e ha rimesso in conto nuove strette nel 2026 se lo shock energetico dovesse durare.

Poiché l’inflazione resta il parametro centrale nelle decisioni della Banca centrale europea, il rincaro dell’energia ha riportato sul tavolo uno scenario che fino a poche settimane fa sembrava allontanarsi. Tradotto, l’impatto della crisi iraniana sulla risalita dell’inflazione si fa sentire anche sulle aspettative dei mercati.

Le reazioni del mercato sul costo del denaro

Secondo Bloomberg, gli operatori hanno ricominciato a prezzare rialzi dei tassi BCE più avanti nel corso dell’anno. Più prudente Oxford Economics, che vede Francoforte attendista nell’immediato e pronta a intervenire solo se il rincaro energetico dovesse consolidarsi. Reuters descrive lo stesso cambio di clima: meno spazio a tagli nel breve termine e più attenzione a un possibile irrigidimento entro fine anno.

Nello scenario di una guerra più lunga, con tensioni persistenti sui mercati dell’energia, il mercato torna a scontare due rialzi entro fine anno, per un totale di circa mezzo punto entro dicembre 2026. Il discrimine resta la durata della crisi e la sua capacità di trasferirsi dai prezzi del petrolio all’inflazione di fondo.

Le attese sulla riunione BCE del 19 marzo

La prossima riunione BCE è fissata per il 19 marzo. Il membro del Board José Luis Escrivá ha definito improbabile un rialzo già a partire da questa data, pur riconoscendo gli effetti economici del conflitto. La stretta monetaria resta una possibilità concreta ma non sul brevissimo termine.

Attualmente i tassi di interesse sono al 2% sui depositi, al 2,15% sulle operazioni di rifinanziamento principali e al 2,4% su quelle di prestito marginale. Quel livello rifletteva uno scenario di inflazione più ordinato. Con il petrolio in risalita, il mercato ha iniziato a rivedere quella traiettoria.

Mutui, il tasso fisso reagisce per primo

La politica monetaria ha effetti diretti su mutui e prestiti. Per il momento il mercato non mostra ancora scosse generalizzate ma le incertezze geopolitiche hanno già lasciato tracce sui prodotti a tasso fisso. In base ai dati MutuiOnline, a gennaio il valore medio del tasso fisso si è attestato al 3,43%, in lieve crescita, mentre i mutui a tasso variabile sono rimasti al 2,65%. In uno scenario di tassi in rialzo torna a rafforzarsi la preferenza per il fisso, che protegge da futuri aumenti della rata. Proprio questa protezione oggi si paga di più.

IRS, Bund e rincari sulla rata

Sul tasso fisso pesa l’andamento degli indici IRS, che seguono i titoli di Stato tedeschi, in particolare il Bund a 30 anni, e si mantengono sopra il 3%, circa un punto percentuale in più rispetto a dodici mesi fa. Il TAN medio dei mutui fissi è superiore di circa 60 punti base rispetto a gennaio 2025. La rata media di un finanziamento ventennale da 140mila euro risulta oggi di circa 42 euro al mese più cara rispetto a un anno fa.

Il petrolio pesa più di Francoforte

Il messaggio che arriva dai mercati è chiaro: lo spettro del caro mutui non nasce da una decisione già presa dalla BCE ma dal fatto che petrolio e inflazione hanno rimesso in discussione il sentiero di calma che si stava disegnando fino a fine febbraio. Se il conflitto durerà, il fisso resterà il primo tratto di mercato a scontarlo. Se la tensione si sgonfierà in fretta, il rialzo dei tassi potrà restare un rischio prezzato e non una stretta effettiva.