Il costo dei conti correnti aumenta per chi li usa in filiale. Il monitoraggio semestrale di Altroconsumo pubblicato il 31 agosto 2026 registra tra gennaio e agosto un aumento dell’indicatore dei costi complessivi su tutti i profili dei conti tradizionali, con rialzi dallo 0,35% delle famiglie allo 0,49% dei pensionati, mentre sul canale digitale l’unico segno meno riguarda gli under 35. Sullo sfondo, la rilevazione della Banca d’Italia fotografa una spesa media di gestione ferma a 101,1 euro l’anno, che sale a 117,6 euro contando l’imposta di bollo.
In sintesi:
- le spese fisse del conto tradizionale sono scese di 4,7 euro nel 2024, a 65,4 euro, mentre quelle variabili sono salite di 5,2 euro, a 35,7 euro;
- un conto online costa in media 30,6 euro l’anno e un conto postale 71,6 euro;
- la commissione di istruttoria veloce applicata sugli sconfinamenti sale da 13,7 a 16,2 euro;
- il 69,5% dei correntisti spende meno dell’ICC associato al proprio profilo, con una spesa media di 81,5 euro.
I dati provengono dall’indagine della Banca d’Italia sul costo dei conti correnti nel 2024, n. 15 del dicembre 2025.
- Costo dei conti correnti: 101,1 euro l’anno secondo Bankitalia
- Conti online a 30,6 euro, conti postali a 71,6 euro
- Rincari allo sportello per alcuni clienti
- Conti online, sconti riservati agli under 35
- ICC a listino e spesa effettiva per profilo cliente
- Scoperti, fidi e commissioni sul credito in conto
- Come leggere il riepilogo spese per conoscere il costo del conto
Costo dei conti correnti: 101,1 euro l’anno secondo Bankitalia
Un conto corrente bancario tradizionale è costato in media 101,1 euro nel 2024, appena 0,4 euro in più rispetto ai 100,7 euro del 2023. La spesa media di gestione rilevata dalla Banca d’Italia non è un preventivo teorico: nasce dagli estratti conto di fine anno di 12.053 conti riferibili a 604 sportelli bancari, quindi misura quanto le famiglie hanno pagato per davvero.
Il dato aggregato nasconde due movimenti opposti. Le spese fisse sono scese di 4,7 euro, a 65,4 euro, per il secondo anno consecutivo: il canone di base medio è sceso da 55,72 a 51,90 euro e la quota di clienti tenuti a pagarlo è calata dal 69,6 al 66,2 per cento. Le spese variabili sono invece salite di 5,2 euro, a 35,7 euro, spinte dai prelievi di contante agli ATM, dai bonifici disposti online e istantanei e dai pagamenti automatici.
La direzione è chiara: le banche alleggeriscono il canone e recuperano sulle singole operazioni. A questo si aggiunge il prelievo fiscale, perché l’imposta di bollo sul conto corrente è stata pari in media a 16,5 euro nel 2024 e porta il costo complessivo di un conto di sportello a 117,6 euro l’anno.
Conti online a 30,6 euro, conti postali a 71,6 euro
Un conto corrente online è costato in media 30,6 euro nel 2024 e un conto postale 71,6 euro, contro i 101,1 euro di un conto di sportello. Il divario tra digitale e tradizionale si è ridotto a 70,5 euro dai 71,7 dell’anno precedente, una convergenza minima che non ribalta la gerarchia.
Sul canale digitale i prezzi unitari dei servizi sono scesi, mentre l’aumento del numero di operazioni ha portato comunque la spesa a salire di 1,7 euro. Il vantaggio maggiore viene dai canoni: paga il canone di base il 38 per cento dei clienti online contro il 66 per cento degli altri, e quando lo paga costa circa 16 euro in meno. I conti postali vanno nella direzione opposta, con un aumento di 4,3 euro dovuto sia alle commissioni sia al maggior numero di operazioni.
La media ponderata delle tre tipologie si ferma a 85,3 euro, in calo di 2,5 euro. Il miglioramento non nasce da tariffe più basse: dipende dal peso crescente dei conti online nella popolazione dei correntisti, che da solo vale 3,6 euro di risparmio, a fronte di prezzi in aumento per un euro.
Rincari allo sportello per alcuni clienti
Tra gennaio e agosto 2026 due dei dieci istituti tradizionali monitorati da Altroconsumo hanno alzato l’ICC: BPER Banca con il conto OnDemand e UniCredit con il Conto Corrente Genius. I canoni di tenuta conto sono rimasti fermi in entrambi i casi, l’aumento ha riguardato le commissioni sulle singole operazioni. È la seconda rilevazione consecutiva a fotografare la stessa direzione, dopo quella chiusa sei mesi prima.
UniCredit ha portato il bonifico SEPA disposto online o dagli ATM self-service delle filiali da 1,20 a 1,30 euro, e il bonifico cartaceo allo sportello da 11,50 a 11,80 euro, con decorrenza dal primo luglio 2026. BPER ha introdotto a luglio una commissione di 0,25 euro per ogni addebito diretto SEPA, quindi su domiciliazioni delle utenze e abbonamenti. Dieci centesimi in più sui bonifici sono bastati a far salire del 7,22% l’ICC dei giovani clienti UniCredit, mentre l’aumento è dello 0,60% per i pensionati e dello 0,89% per le famiglie. In BPER l’impatto è più uniforme: più 3,61% per i pensionati e circa più 2% per giovani e famiglie.
Sui conti tradizionali l’ICC medio rilevato ad agosto 2026 è di 79,96 euro per il profilo giovani, 153,05 euro per le famiglie e 134,76 euro per i pensionati. Il rincaro più pesante non è però a listino: chi ha il conto Genius e chiede che le operazioni siano eseguite integralmente da un operatore di filiale, anziché dagli ATM self-service, paga un forfait che secondo i fogli informativi in vigore da luglio 2026 aggiunge 87,90 euro per il profilo giovani, 121,65 euro per le famiglie e 120,40 euro per i pensionati. L’ICC reale sale così rispettivamente a 116,10, 212,25 e 200,40 euro l’anno: per un cliente giovane significa oltre quattro volte i 28,20 euro pubblicizzati.
Conti online, sconti riservati agli under 35
L’unico ribasso registrato tra gennaio e agosto 2026 riguarda i conti online dei giovani, con un ICC medio in calo del 6,05%. Per famiglie e pensionati il canale digitale è invece rincarato del 10,44% e del 6,17%.
La spinta al ribasso viene da due scelte commerciali. Isybank, la banca digitale del gruppo Intesa Sanpaolo, ha azzerato per gli under 35 il canone mensile del conto IsyPrime e si fa carico dell’imposta di bollo: l’ICC del profilo giovani scende da 150,70 a 31,90 euro, circa il 79% in meno, e il rimborso del bollo di 34,20 euro non rientra nemmeno nel calcolo. ING ha reso permanente per gli under 30 l’azzeramento del canone del Conto Corrente Arancio Più, inizialmente previsto solo fino a febbraio 2026, con una riduzione di 30 euro. Per famiglie e pensionati lo stesso conto è già a costo zero grazie all’accredito di stipendio o pensione.
In direzione opposta si muove Fineco con il nuovo Conto Fineco One, che elimina il canone fisso e rincara le operazioni. Nelle condizioni rilevate ad agosto 2026 il versamento di contanti o assegni agli ATM UniCredit, prima gratuito, costa 2,95 euro; il canone della carta di credito multifunzione sale da 29,95 a 39,95 euro l’anno; i prelievi sotto i 99 euro da 0,80 a 1 euro. Il risultato è un ICC in aumento del 49% per i giovani, del 90% per le famiglie e del 64% per i pensionati. È la dimostrazione che il canone zero da solo non dice nulla sul costo finale del conto, e che il confronto tra i migliori conti correnti va letto insieme alle commissioni applicate alle operazioni effettivamente svolte.
ICC a listino e spesa effettiva per profilo cliente
L’ICC pubblicizzato nei documenti informativi supera la spesa effettivamente sostenuta da quasi sette correntisti su dieci. Nel 2024 il 69,5% dei clienti ha speso meno dell’ICC del proprio profilo, con una spesa media di 81,5 euro; il restante 30,5% ha speso di più, con una media di 143,6 euro.
Lo scostamento ha due cause: un numero di operazioni diverso da quello ipotizzato nel profilo standard e commissioni applicate al di sotto del massimo pubblicizzato. Accostare le due misure rende visibile un divario che nessuna delle due fonti mostra da sola.
| Profilo cliente | Spesa effettiva 2024 e ICC medio a listino ad agosto 2026 |
|---|---|
| Giovani | 47,70 euro di spesa effettiva rilevata da Banca d’Italia, contro un ICC medio di 79,96 euro sui dieci conti tradizionali monitorati da Altroconsumo |
| Famiglie con numero medio di operazioni | 111,50 euro di spesa effettiva, contro un ICC medio di 153,05 euro |
| Pensionati con numero medio di operazioni | 112,70 euro di spesa effettiva, contro un ICC medio di 134,76 euro |
Le due colonne non sono omogenee e vanno lette per quello che sono: a sinistra la spesa realmente addebitata nel 2024 su un campione di conti veri, a destra il costo teorico esposto ad agosto 2026 dalle dieci banche tradizionali del panel Altroconsumo. Cambiano l’anno e l’oggetto della misura. Il confronto conserva valore perché la direzione è la stessa per tutti e tre i profili e coincide con quanto la Banca d’Italia documenta sul complesso dei conti: l’indicatore dei costi complessivi è un metro di paragone tra offerte a parità di utilizzo, non una previsione della bolletta bancaria di chi legge.
Scoperti, fidi e commissioni sul credito in conto
Il denaro lasciato sul conto non è remunerato, mentre il credito concesso dalla banca costa in media il 17,97% sugli scoperti senza fido e il 12,41% in presenza di affidamento. Nella rilevazione di agosto 2026 i due tassi sono in aumento dello 0,05% e dello 0,03% rispetto a gennaio, con ritocchi su Conto Premier di Mediobanca Premier, Conto MPS Mio con Modulo Plus e XME Conto Gold di Intesa Sanpaolo.
Sul fronte delle commissioni la commissione di istruttoria veloce addebitata sugli sconfinamenti è salita da 13,7 a 16,2 euro nel 2024, con un aumento di 2,5 euro. A crescere non è solo l’importo: lo sconfinamento massimo medio è arrivato a 2.507 euro dai 1.185 dell’anno precedente e i giorni complessivi di sconfinamento da 63,7 a 80,4. In compenso la quota di clientela sconfinante esentata dal pagamento è salita dal 90,8 al 92,5 per cento, perché la commissione non è dovuta quando lo sconfinamento è pari o inferiore a 500 euro e dura meno di sette giorni consecutivi, entro il limite di una volta per trimestre.
La commissione di messa a disposizione fondi sui conti affidati è rimasta all’1,6 per cento del credito accordato, dall’1,7 dell’anno precedente, e il 59 per cento dei conti affidati ne è esentato. Il fido medio accordato è cresciuto da 4.721 a 7.799 euro.
Come leggere il riepilogo spese per conoscere il costo del conto
Il costo effettivo del proprio conto si trova nel Riepilogo delle spese che la banca invia periodicamente, dove compare accanto all’ICC associato al profilo assegnato al cliente. Il confronto tra le due cifre dice se il profilo tariffario è coerente con l’uso che si fa del conto.
Dal 1° gennaio 2020, con il recepimento della direttiva 2014/92/UE sui conti di pagamento, i due documenti hanno un formato standard europeo: il Documento informativo sulle spese, che si riceve prima della firma, redatto secondo il regolamento UE 2018/34, e il Riepilogo delle spese, che arriva durante il rapporto, secondo il regolamento UE 2018/33. Entrambi riportano l’indicatore dei costi complessivi, che ha sostituito il precedente Indicatore Sintetico di Costo.
La verifica si fa in quattro passi:
- recuperare l’ultimo Riepilogo delle spese, cartaceo o nell’area riservata dell’home banking;
- individuare il profilo assegnato tra giovani, famiglie e pensionati e l’ICC corrispondente;
- confrontare l’ICC con il totale delle spese effettivamente addebitate nell’anno, tenendo separata l’imposta di bollo, che nell’ICC non rientra;
- mettere a confronto quell’ICC con quelli delle offerte concorrenti leggendoli nei rispettivi Documenti informativi sulle spese, che espongono la cifra nello stesso formato.
Uno scostamento ampio verso il basso segnala un profilo tariffario più caro del necessario rispetto a come il conto viene usato. Uno scostamento verso l’alto indica che le operazioni fuori pacchetto incidono più di quanto il profilo standard preveda, e in quel caso conta capire quali voci le generano: bonifici allo sportello, prelievi presso ATM di altre banche, versamenti, operazioni chieste all’operatore. Dato che le condizioni cambiano nell’arco di pochi mesi, le comunicazioni di modifica unilaterale del contratto vanno controllate quando arrivano, perché è quello il momento in cui il recesso senza spese è ancora possibile.
Le condizioni economiche citate sono quelle rilevate da Altroconsumo nel monitoraggio chiuso ad agosto 2026 e possono essere state modificate dagli istituti nei mesi successivi. L’importo aggiornato e vincolante è sempre quello del Foglio informativo pubblicato dalla banca al momento della consultazione.