In un periodo in cui i pagamenti digitali sono sempre più diffusi, si ribadisce il valore del contante come bene rifugio in momenti di incertezza. La raccomandazione? Tenere in casa almeno 70-100 euro a testa, una cifra sufficiente a coprire le necessità di circa 72 ore per ogni membro della famiglia in caso di emergenza.
Eè quanto emerge da uno studio apparso sul Bollettino economico della Banca Centrale Europea (BCE) n.6/2025, in cui i due autori Francesca Faella e Alejandro Zamora-Pérez sottolineano i benefici psicologici (e non solo) di riserva di contante in casa per fronteggiare situazioni di emergenza.
Il contante: un bene rifugio psicologico
Il titolo dell’articolo è “Keep calm and carry cash”, un vero e proprio invito a mantenere la calma e a portare con sé denaro liquido in scenari di crisi. Secondo studio dei due economisti della BCE, tuttavia, non si tratta esattamente di una questione economica: in situazioni di emergenza, il contante svolge un ruolo fondamentale anche dal punto di vista psicologico.
In tempi di crisi, il fascino del contante è amplificato. E la sua tangibilità offre una sensazione di controllo e stabilità, permettendo alle persone di sentirsi rassicurate. La sua disponibilità pertanto diventa un fattore psicologico di garanzia, creando un senso di sicurezza nei cittadini e riducendo l’ansia legata all’incertezza economica.
Quando la stabilità economica viene messa in discussione, l’effetto di “calma” che genera la presenza di contante in casa è forte. Durante la pandemia e altri eventi di crisi, l’incertezza ha portato le persone a mantenere una maggiore quantità di liquidità. Avere “denaro in tasca” non solo assicura un mezzo di pagamento alternativo, ma contribuisce anche a ridurre il panico sociale che può insorgere durante eventi destabilizzanti.
Le crisi che evidenziano l’importanza del contante
Lo studio cita diversi episodi storici per dimostrare l’efficacia del contante in tempi di crisi. Tra questi, la crisi del debito greco del 2014-2015, durante la quale ci furono vere e proprie corse agli sportelli bancari, e l’invasione russa dell’Ucraina, che ha portato un incremento della domanda di contante nelle aree vicine al conflitto. Anche durante il blackout iberico del 2025, quando l’interruzione della rete elettrica ha bloccato i pagamenti digitali, il contante è tornato a essere l’unico mezzo di pagamento disponibile per molti spagnoli.
Questi esempi confermano l’affermazione della BCE: in momenti di crisi, il contante diventa una risorsa irrinunciabile.
Il contante in numeri
Lo studio evidenzia come la domanda di contante sia cresciuta significativamente durante le crisi. Nonostante la crescente digitalizzazione dei pagamenti, il valore delle banconote in circolazione è aumentato nel corso degli anni.
Nel periodo della pandemia di COVID-19, per esempio, si è registrato un aumento straordinario della domanda di contante. I dati mostrano che il valore delle banconote in euro in circolazione ha continuato a mantenere una quota superiore al 10% del PIL dell’area dell’euro, nonostante un calo delle transazioni quotidiane in contante.
Questo fenomeno, definito “il paradosso delle banconote”, dimostra l’utilità del contante come riserva di valore, soprattutto in momenti di alta incertezza economica.
L’incremento della domanda di contante
Un altro caso emblematico è il blackout iberico del 2025, che ha evidenziato l’importanza del contante come unico mezzo di pagamento quando le infrastrutture digitali sono venute meno. Durante il blackout, molti spagnoli si sono trovati impossibilitati a utilizzare carte e strumenti digitali e hanno fatto affidamento sui soldi liquidi che avevano a disposizione. I dati mostrano come, a seguito dell’incidente, ci sia stato poi un aumento dei prelievi agli sportelli bancomat.
Questo esempio dimostra quanto sia materialmente e psicologicamente utile avere una riserva di contante in casa, anche in un’epoca sempre più digitale.