Taglio rating e rischio default: ripercussioni per l’Italia

di Alessandro Vinciarelli

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Il declassamento del nostro debito sovrano, secondo il presidente ABI Mussari, non avrà effetti sulle banche italiane nè sugli interessi del credito alle imprese, ma i mercati restano in agitazione temendo il default.

Il taglio del rating deciso da Standard & Poor’s sul debito sovrano dell’Italia non avrà alcun effetto negativo per le banche locali, almeno secondo il presidente dell’ABI, Giuseppe Mussari: «gli istituti di credito italiani hanno dimostrato una solidità invidiabile».

Anche se per l’Associazione Bancaria Italiana i timori di ricadute economiche sarebbero infondati, le reazioni dei mercati europei non si sono fatte attendere.

Il timore di un possibile e imminente contagio del fallimento greco verso altri Paesi, Italia in prima fila, desta non poche preoccupazioni: c’è chi, al contrario di Mussari, legge dietro al declassamento S&P dell’Italia il rischio di pesanti ripercussioni sugli interessi che gli imprenditori in difficoltà si troveranno a pagare in caso di richiesta di accesso al credito.

L’abbassamento del rating (da “A+” ad “A”) arrivato da S&P, potrebbe anticipare quello di Moody’s, il cui giudizio resta ancora in sospeso: l’agenzia ha infatti comunicato di avere bisogno ancora di tempo per comunicare le proprie conclusioni.

Le «deboli prospettive di crescita» – confermate anche dal Fmi – e la difficile situazione politica, indicate da S&P tra le motivazioni della propria decisione, lasciano ben poco da sperare. La «fragilità della coalizione di governo» ne limiterebbe le capacità di reazione di fronte alla nuova ondata di crisi che sta investendo l’economia mondiale e neanche la recente manovra finanziaria sembra convincere l’agenzia di rating internazionale, perché le riforme in essa inserite «riusciranno probabilmente a fare ben poco per rilanciare le performance di crescita dell’Italia».

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