Declassamento Italia: effetto downgrade dopo taglio rating di Moody’s

di Francesca Vinciarelli

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Nuovo e doppio downgrade da parte di Moody's ai titoli di Stato italiani, da A3 a Baa2, l'opinione comune è che l'agenzia di rating non abbia tenuto conto delle riforme strutturali e delle manovre, l'UE contesta le tempistiche.

Ancora un taglio rating da parte di Moody’s sui titoli di Stato italiani, un doppio downgrade, da A3 a Baa2. È la seconda bocciatura all’Italia in cinque mesi.

Ma non è tutto, Moody’s prevede a breve un ulteriore downgrade italiano prevedendo un aumento netto dei costi di finanziamento del nostro Paese, un calo della fiducia del mercato dovuto alla fragilità delle situazioni greca e spagnola.

Fattori che secondo l’agenzia di rating inciderebbero sull’outlook negativo dell’Italia, infatti nonostante Moody’s ammetta la bontà delle misure messe in campo dal governo Monti, questi elementi vanno sommati ad un «clima politico per le elezioni nella prossima primavera» che «è anche fonte di rischi di aumento».

«Penso che ci si possa legittimamente porre delle domande sull’appropriatezza della tempistica (timing) di questo declassamento, e non è la prima volta che si pone questa questione», così ha commentato il declassamento di Moody’s sull’Italia Simon O’Connor, portavoce del commissario agli affari monetari Olli Rehn. In ogni caso l’UE non ha commentato né preso posizione ufficialmente.

O’Connor ha infatti sottolineato come, proprio in questo momento, l’Italia abbia invece messo in campo misure e riforme strutturali in di risanamento che secondo la Commissione saranno in grado risanare i conti italiani, o almeno di riportarli a livelli sostenibile. Anche se poi il portavoce ha sentenziato: «adesso quello che conta è attuare quello che è stato deciso».

Anche secondo Matteo Colaninno, deputato e responsabile sviluppo economico del Pd, «il giudizio di Moody’s è totalmente ingiustificato e non tiene conto del risanamento che l’Italia sta producendo sul proprio bilancio pubblico, in particolar modo sul disavanzo, non tiene conto delle riforme messe in campo in questi mesi, non tiene conto nemmeno della capacità e del potenziale di ripresa che l’Italia ha nel suo sistema di imprese e nella sua economia e quindi il mio giudizio sull’operato dell’agenzia di rating è molto severo».

Per Per il presidente del Veneto, Luca Zaia è ora di dire «basta con queste agenzie di rating private. Facciamone una europea con la Bce», l’obiettivo è contrastare questa «sfida tra le varie agenzie per mettere in cattiva luce l’Italia. Le conseguenze, purtroppo, ricadono pesantemente sulle nostre famiglie e le nostre imprese».

Per il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi «l’Italia e il nostro sistema manifatturiero sono molto più forti di quello che appare dalle valutazioni di Moody’s».

Della stessa linea di pensiero il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, per il quale il giudizio dell’agenzia di rating sarebbe «furoviante e ingiustificato» e il vice presidente della Camera Maurizio Lupi: «la decisione di Moody’s è incredibile e gravissima. Si tratta di una vera e propria ingerenza che nulla ha a che vedere con il reale stato di salute del sistema economico italiano».