Economia: ricerche Google correlate al PIL

di Francesca Vinciarelli

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Le ricerche online effettuate su Google avrebbero una forte correlazione con l'andamento del PIL pro-capite di un Paese: le risultanze di un recente studio sulla determinazione dell'indice di orientamento al futuro (FOI) di un'economia.

Stime e previsioni su crisi economica, crescita e andamento del PIL si spostano su Google: secondo recenti studi, per comprendere meglio lo stato di salute dell’economia di un Paese è utile osservare le ricerche online che i suoi cittadini effettuano sui motori di ricerca web.

Secondo un’interessante studio apparso su Scientific Reports, più le query online sono orientate al futuro più il PIL è in crescita (del Paese di localizzazione), mentre invece più sono orientate a fatti o questioni del passato e più il PIL in difficoltà.

L’idea che sta alla base di questo tipo di analisi è che ormai le nostre vite viaggiano sul Web e che il nostro comportamento online si intreccia fortemente con ciò che ci circonda quotidianamente, quindi anche con l’economia del Paese, compreso il suo Prodotto Interno Lordo.

Di fatto, gli utenti Internet localizzati in Paesi ricchi risultano molto più propensi a cercare informazioni sul futuro, a differenza dei cittadini degli Stati più poveri. Insomma i ricercatori hanno rilevato una sorprendente correlazione tra PIL pro-capite di un Paese e “la predisposizione dei suoi abitanti a guardare avanti”.

Dunque studiare il comportamento del popolo della Rete può fornire un’accurata indicazione dello stato di salute economica di uno Stato, e anche sulla sua evoluzione economica.

A dimostrare l’affidabilità di questa analisi ci sarebbero i dati di ben 45 miliardi di query di ricerca relative a ricerche effettuate su Google Trends in 45 Paesi in tutto il mondo.

La metodologia utilizzata dagli studiosi – Tobias Preis, Helen Susannah Moat, H. Eugene Stanley, Steven R. Bishop – per vagliare le ricerche passate e future è stato quello di contare quante di quelle effettuate nel 2010 includessero il termine “2009” (orientate al passato) e quante “2011” (orientate al futuro), stabilendo un “indice di orientamento verso il futuro” (FOI).

I ricercatori hanno poi controllato questi indici confrontandoli con la ricchezza relativa di ciascuna nazione – il suo PIL pro-capite – rilevando una forte correlazione.

Le sperimentazioni non sono ancora finite: i dati dello studio Quantifying the Advantage of Looking Forward (Riferimento della rivista: Scientific Reports, DOI: 10.1038/srep00350) così elaborati sono oggetto del progetto europeo FuturICT, al quale partecipa anche l’Italia con enti come il CNR, il Politecnico di Torino, l’università La Sapienza di Roma e l’Università degli Studi di Genova.

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