Chiusura deficit: i vincoli UE alle risorse liberate

di Barbara Weisz

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Italia fuori dalla procedura d'infrazione UE per deficit eccessivo: il 29 maggio il disco verde che libera fino a 12 mld di risorse, ma con possibili raccomandazioni su conti pubblici, fisco, credito, lavoro e mercati.

Fine della serie B per l’Italia, che dopo 4 anni si appresta ad uscire dalla procedura per deficit eccessivo che ne imbrigliava i conti pubblici, liberando risorse che il Governo Letta potrà destinare alla crescita: niente aumento IVA, modifiche alla Riforma del Lavoro Fornero, piano per  l’occupazione giovanile.

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Le  risorse che si liberano (8-12 miliardi di euro) sono vincolati a sostenere la crescita. Significa nuovi negoziati con l’Europa per stabilire quali misure sono attuabili senza influire sul patto di stabilità.

Secondo le anticipazioni la promozione dell’Italia sarà piena, senza raccomandazioni vincolanti.

Ma i conti restano gravati da un debito pubblico fra i più alti d’Europa, e su questo l’attenzione resta alta.

Comunque, per quanto riguarda il deficit, nel 2012 si è attestato al 3% (tetto massimo), il 2013 si chiuderà al 2,9%, l’Italia è nelle condizioni di restare sotto il 3% anche nei prossimi anni: sono i numeri alla base della promozione.

I vincoli UE per le risorse

Mercoledì 29 maggio la commissione UE insieme al “verdetto” pubblicherà anche le raccomandazioni di politica economica. Secondo le bozze sono 6:

  • Conti Pubblici: mantenere un adeguato livello di avanzo primario, coniugando crescita e rigore sui conti. Primo dato positivo, gli interessi bassi sui titoli di stato (la discesa del famoso spread): l’Italia spenderà meno per finanziare il debito, a vantaggio del bilancio.

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  • Spending Review: contenimento, razionalizzazione, semplificazione. Potrebbero esserci indicazioni precise, come velocizzare i tempi della giustizia civile.

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  • Banche: Bruxelles chiede misure che favoriscano i prestiti alle imprese, fondamentali per far affluire liquidità nel sistema. Non si escludono raccomandazioni per favorire forme di finanziamento alle imprese alternative al tradizionale credito bancario (prodotti e servizi finanziari: bond, venture capital, fondi, e via dicendo).

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  • Lavoro: l’indicazione europea è di proseguire sulla strada dalla Riforma Fornero, introducendo misure di maggior flessibilità, favorendo la contrattazione decentrata, stimolando l’occupazione per giovani e donne.
    Il governo Letta si avvia a mettere mano a un nuovo pacchetto Lavoro (leggi cosa prevede), possibile oggetto di negoziato fino al vertice Ecofin di giugno in cui si metteranno a punto i paletti precisi. Importante, a questo proposito, la possibilità di utilizzare già nel 2013 i fondi europei per la Youth Guarantee, il programma per agevolare l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro entro quattro mesi dalla fine del percorso scolastico.

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  • Fisco: lotta all’evasione, nuova imposizione fiscale sulle imprese e sul lavoro. Misure come lo stop all’IMU e la rinuncia all’aumento IVA non sarebbero dunque in linea . Se è certo che sull’IMU il Governo non tornerà indietro ( leggi tutto), il capitolo IVA resta impervio nonostante le richieste delle imprese (PMI del commercio in testa) per rilanciare i consumi (leggi qui).
  • Liberalizzazioni: favorire la concorrenza con riferimento al mondo delle professioni, settore interessato da riforme nell’ultimo anno (leggi qui lo speciale) e su cui l’attenzione europea è alta.

Reazioni

Dal governo filtra soddisfazione  ma anche cautela: l’Esecutivo sta già lavorando sulle prospettive che si aprono e sulle strategie da adottare.  E’ nota l’importanza che il premier Letta attribuisce al vertice europeo di giugno, dimostrata anche da una lettera al presidente del consiglio europeo, Herman Van Rompuy, per ringraziarlo per aver accolto la proposta di mettere la lotta alla disoccupazione, specie quella giovanile, al centro del prossimo vertice europeo di giugno.

Per il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi la decisione Ue è un fatto positivo, e l’Italia dovrebbe utilizzare le risorse che si liberano per andare incontro alle richieste delle imprese e, prioritariamente, per andare avanti con il pagamenti dei debiti della PA.