Imprese: governo subito e patto con i sindacati

di Barbara Weisz

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Confindustria e Rete Imprese Italia chiedono subito un governo per sbloccare lo stallo politico ed economico del Paese e avviano prove di dialogo con i sindacati verso un patto per la crescita.

Governo subito e sforzo comune per uscire dallo stallo politico e dalla crisi economica: sono due elementi che stanno emergendo con prepotenza dal dibattito fra le parti sociali, che si stanno muovendo per trovare un accordo per il rilancio della produttività e competitività delle imprese.

Sullo sfondo gli appelli per la formazione del governo di Confindustria (Giorgio Squinzi: «il governo non serve subito ma subitissimo») e Rete Imprese Italia (Carlo Sangalli: c’è l’assoluta necessità e urgenza di dare al paese un governo stabile e duraturo»).

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L’occasione per gettare le basi del dialogo è il Convegno Piccola Industria di Torino (12-13 aprile).

Squinzi ha chiesto uno stop a scontri e incomprensioni, auspicando un patto con i sindacati per la crescita.
E risposte positive sono arrivate dai leader delle tre sigle confederali.

  • La segretaria della Cgil Susanna Camusso ritiene «necessario e possibile trovare una posizione comune tra le associazioni imprenditoriali e quelle sindacali per avere almeno un’agenda delle emergenze da affrontare».
  • Per il numero uno della Cisl Raffaele Bonanni «fra lavoratori e imprese bisogna che ci sia un clima diverso».
  • E il leader della Uil Luigi Angeletti pensa ad «un’iniziativa innovativa in accordo con le imprese. Dobbiamo convincere tutti a partecipare a questo atto simbolico».

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Prove di dialogo su più fronti, sull’onda degli studi che misurano i riflessi dello stallo politico sul sentiment delle imprese. Dall’ultima indagine di Rete Imprese Italia fra le PMI emerge una notevole sfiducia nei confronti della politica e non solo. Per la metà degli imprenditori non ci sono in Italia soggetti in grado di far contare le imprese nei progetti politici del paese.

Un 23,7% ha fiducia nelle associazioni di categoria (parti sociali), un 23,2% punta sull’influenza del Governo e (dato emblematico) uno scarsissimo 4,2% che ha fiducia nei partiti politici.

La fiducia nei partiti ha registrato, negli ultimi due mesi, la flessione più evidente: era al 7,8% in gennaio (un dato già basso, se si pensa che si riferisce al mese precedente alle elezioni), ed è scesa di tre punti in marzo. Difficile non pensare all’impatto negativo, sul sentiment delle imprese, delle difficoltà di formare un esecutivo dopo il risultato elettorale.

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