Visco: banche e imprese imparino dalla crisi

di Barbara Weisz

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Il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco indica la via per uscire dalla crisi in Italia coinvolgendo banche e imprese: rafforzare il capitale, favorire lo sviluppo dei capitali di rischio e migliorare la gestione finanziaria delle aziende italiane.

Sistema bancario e imprese devono fare ciascuno la propria parte per uscire da una «crisi di gravità eccezionale»: queste le considerazioni finali di Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia al suo debutto in assemblea annuale (dopo la successione a Mario Draghi, attuale presidente della BCE).

  • Il settore pubblico «tenga i conti in ordine, non sprechi, agevoli l’economia».
  • Il sistema bancario sia «solido ed efficiente».
  • Il sistema produttivo «sappia e possa innovare, competere, crescere».

Visco ha anche rivolto un appello agli imprenditori chiedendo «uno sforzo finanziario aggiuntivo» perché «rafforzino il capitale delle loro imprese, nel momento in cui viene loro assicurata una semplificazione dell’ambiente normativo e amministrativo in cui operano: ne beneficeranno gli investimenti, si irrobustirà la struttura produttiva, migliorerà il rapporto con le banche».

Le imprese italiane hanno «bassi livelli di patrimonializzazione» e ciò determina una «stretta dipendenza dal credito bancario quale fonte pressoché unica di finanza esterna». Questi sono «elementi di fragilità nel breve termine, un freno alle potenzialità di sviluppo».

Certamente, il governatore non sottovaluta le condizioni con cui le imprese si trovano a fare i conti oggi: accesso al credito e rapporto banche imprese spesso conflittuale.

Accesso al credito

Sul fronte accesso al credito, tra tante nubi all’orizzonte Visco ha sottolineato un segnale positivo, che induce all’ottimismo per quanto riguarda la situazione del credito bancario: il mese di aprile ha segnato una svolta positiva sul fronte dei prestiti alle imprese. «Negli ultimi dodici mesi i prestiti delle banche italiane al settore privato sono aumentati dell’1,3%.

I prestiti alle imprese hanno rallentato dalla primavera del 2011 e si sono bruscamente contratti nello scorso dicembre, per oltre 20 miliardi». Anche nel primo trimestre di quest’anno i prestiti alle imprese «hanno ristagnato», ma poi «sono cresciuti in aprile».

La dinamica dei prestiti «non riflette solo fattori di offerta ma anche la debolezza congiunturale della domanda e il deterioramento della qualità del credito. Vi sono comunque segnali che il miglioramento delle condizioni di liquidità delle banche stia favorendo l’offerta di credito». Ad esempio, «nei primi mesi dell’anno i sondaggi, presso le banche e le imprese, segnalano condizioni di finanziamento meno tese rispetto a quelle, molto critiche, dell’ultimo trimestre del 2011. I tassi sulle erogazioni alle imprese sono tornati in media a scendere».

Decisivo il ruolo della BCE: la «liquidità immessa nel sistema con le due operazioni a tre anni» ha superato i mille miliardi nell’intera zona euro (in Italia hanno partecipato 112 banche). In questo modo è stata bilanciata la raccolta all’ingrosso venuta meno. Certo, «parte dei fondi è stata investita in titoli di stato», ma questo non è negativo. Per le banche, «l’accumulo di attività a breve termine consentirà di far fronte all’eventuale mancato rinnovo delle obbligazioni in scadenza» e più in generale «di accompagnare la ripresa della domanda di credito».

Banche e imprese

Il rafforzamento della struttura finanziaria delle imprese richiede cambiamenti anche nei rapporti con le banche». Restano infatti da superare le criticità che riguardano la gestione finanziaria delle imprese da parte delle banche: «per non poche aziende le difficoltà di accesso al credito sperimentate dall’inizio della crisi dipendono anche da strutture finanziarie non equilibrate, con livelli di debito eccessivi».

«In Italia il 38% dei prestiti alle aziende ha durata non superiore ai 12 mesi.  La maggiore dipendenza dal debito a breve termine espone le imprese italiane a più elevati rischi di rifinanziamento» e «restringe l’orizzonte temporale degli investimenti».

Fra l’altro, «nel nostro paese, oltre la metà dei prestiti a breve termine è costituita da affidamenti in conto corrente». Un punto debole per le imprese, che faticano a finanziarsi, e per le stesse banche, esposte a rischi di liquidità proprio per la «variabilità nell’utilizzo di queste linee di credito», che «ne impedisce l’uso come attività da offrire in garanzia per il rifinanziamento presso l’Eurosistema».

Imparare dalla crisi

In generale, ci vuole un più ampio sviluppo della finanza d’impresa e del mercato dei capitali, che tenga conto della lezioni della crisi, che  «ha indotto a rivalutare i benefici di una regolamentazione più stringente, in grado di evitare un ricorso eccessivo alla leva finanziaria, forme di raccolta volatili, investimenti in attività lontane dalla funzione creditizia della banca. Ha mostrato che un elevato rendimento del capitale ottenuto utilizzando la leva finanziaria non è sostenibile, è fonte di instabilità».

E’ necessario, inoltre, uno sviluppo del mercato del capitale di rischio, «strumento idoneo per finanziare l’innovazione». Da una parte, sottolinea Visco, «vanno nella giusta direzione gli incentivi per aumentare le risorse patrimoniali delle imprese contenuti nelle misure adottate dal Governo per favorire la crescita».

Il 2012 in Italia sarà un anno di recessione e Bankitalia ritiene che «in scenari non troppo sfavorevoli» il calo del PIL può essere contenuto «intorno all’1,5%». Una ripresa potrà «affiorare verso la fine dell’anno» e dipenderà dall’efficacia di riforme e interventi sull’utilizzo delle risorse pubbliche e private, e naturalmente dall’Europa.

E i numeri di Eurolandia rappresentano un’opportunità. Nel suo insieme ha «conti con l’estero bilanciati» e «un debito finanziario aggregato delle imprese pari al prodotto di un anno». Risultato: «sono dati che configurano un’economia solida ed equilibrata, per molti aspetti più di altre aree avanzate del mondo».

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