Corruzione in Italia, libertà d’impresa a rischio

di Barbara Weisz

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In Italia la corruzione costa 60 miliardi all'anno, il 50% del giro economico della corruzione europea. È un grave danno anche per imprese e libertà economica: l'allarme della Corte dei Conti.

«La corruzione mina la fiducia degli investitori stranieri nel mercato italiano e minaccia la libertà d’impresa con mezzi inaccettabili per uno Stato di diritto». Parola di Maria Teresa Arganelli, procuratore generale aggiunto della Corte dei Conti, che si è espressa in questi termini in sede di apertura dell’anno giudiziario 2012.

E le cifre della corruzione, sempre in base alle relazioni della Corte dei Conti, in Italia sono da capogiro: 60 miliardi di euro, secondo i calcoli del SAeT del Dipartimento della Funzione Pubblica.

Un vera emergenza se si considera che il presidente della Corte Luigi Giampaolino, ha spiegato a chiare lettere che corruzione e malaffare sono «fenomeni ancora notevolmente presenti nel Paese» con dimensioni che, presumibilmente, «sono di gran lunga superiori a quelle che vengono, spesso faticosamente, alla luce».

La storia della corruzione in Italia

Tutto questo succede quando sono passati esattamente vent’anni dal 17 febbraio del 1992, il giorno in cui a Milano su arrestato Mario Chiesa, allora presidente del Pio Albergo Trivulzio, episodio che segna l’inizio di “Mani Pulite” o “Tangentopoli” che dir si voglia, la lunga stagione delle inchieste della Procura di Milano guidata da Francesco Saverio Borrelli, l’ex capo della Procura del capoluogo lombardo ovvero del pool di cui faceva parte, fra gli altri, l’allora sostituto procuratore, oggi parlamentare, Antonio Di Pietro.

Vent’anni che, evidentemente, non sono riusciti ad arginare con sufficiente efficacia il fenomeno visto che, per tornare alla relazione della Corte dei Conti, «il nostro Paese nella classifica degli Stati percepiti più corrotti nel mondo stilata da Transparency International per il 2011 assume il non commendevole posto di 69esimo su 182 paesi presi in esame e nell’UE è posizionata avanti alla Grecia, Romania e Bulgaria».

Italia: 50% della corruzione in Europa

Le cifre fornite da Arganelli sono impietose: «rispetto a quanto rilevato dalla Commissione UE l’Italia deterrebbe il 50% dell’intero giro economico della corruzione in Europa!». A questa conclusione si arriva rapportando il danno di 60 miliardi stimato falla Funzione Pubblica alla relazione della Commissione Europea presentata al Parlamento di Strasburgo l’estate scorsa, secondo cui la corruzione costa all’economia europea 120 miliardi di euro l’anno, ovvero l’1% del Pil dei 27 memebri UE. Un dato che allo stesso procuratore generale aggiunto «appare invero esagerato per l’Italia, considerando che il restante 50% si spalmerebbe senza grandi problemi negli altri 26 Paesi dell’Unione Europea».

Comunque sia, il fatto è che quali che siano le cifre giuste, «la corruzione è percepita in Italia come fenomeno consueto e diffuso, che interessa numerosi settori di attività: l’urbanistica, lo smaltimento rifiuti, gli appalti pubblici, la sanità e la pubblica amministrazione».

E per quanto l’attività della magistratura aumenti non riesce a tenere il passo: nel 2011 ci sono condanne di primo grado per corruzione per un valore di 75 milioni, cifra che scende a 15 milioni in sede di appello.

Semplificazioni e lotta alla corruzione

Dunque, sono necessari ulteriori sforzi, sia sul fronte della lotta alla corruzione che su quello della semplificazione di procedure, ad esempio amministrative. Perché, prosegue Arganelli, «l’elevato tasso di complicazioni amministrative del sistema italiano non solo ostacola la libertà d’impresa, ma alimenta esso stesso la corruzione, utilizzata dalle imprese e dai cittadini come strumento di semplificazione o aggiramento dei vincoli burocratici».

Per non parlare dell’evasione fiscale che per la sola IVA vale il 36%, «il valore di gran lunga più elevato fra i grandi paesi europei, con l’eccezione della Spagna» ha spiegato Giampaolino.

Sul fronte legislativo, proprio in questi giorni si registra un nuovo rallentamento per il ddl anticorruzione (formato dall’ex ministro della Giustizia Angelino Alfano, già approvato dal Senato, ma su cui ci sono numerosi emendamenti): il ministro della Giustizia Paola Severino ha appena chiesto uno slittamento di almeno 15 giorni rispetto alla calendarizzazione nell’Aula della Camera, prevista per il 27 febbraio.