Privacy: più sanzioni e meno violazioni

di Barbara Weisz

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Nel 2014 il Garante Privacy ha riscontrato meno violazioni amministrative ma le sanzioni sono aumentate, il presidente Soro: no a forme invasive di controllo sui lavoratori.

Privacy Officer

Il Garante Privacy ha effettuato meno ispezioni, le violazioni amministrative riscontrate sono quasi dimezzate e le sanzioni incassate sono aumentate, passando da 4 a 5 milioni di euro: sono i numeri della relazione annuale relativa al 2014. Gli interventi più rilevanti in materia di imprese e lavoro: se nel 2013 l’Autorità si era concentrata sull’uso di dati biometrici, nel 2014 sembra essersi allargato il raggio d’azione all’uso delle nuove tecnologie sul lavoro. Altra novità: le semplificazioni per le imprese sono sparite dall’agenda delle priorità. Per quanto riguarda l’analisi nel dettaglio, infine, è lo stesso Garante a segnalare il forte aumento reclami e segnalazioni relative al marketing telefonico.

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Partiamo dai dati.Reclami e segnalazioni in materia di violazioni privacy a cui l’Autorità ha risposto sono stati 4.894, in aumento rispetto alle 4.185 dell’anno precedente. Fra gli argomenti, focus sul marketing telefonico (la voce di gran lunga più pesante, con oltre 1.400 pareri). Temi delle altre segnalazioni: credito al consumo, videosorveglianza, recupero crediti, assicurazioni, rapporti di lavoro, giornalismo, condominio (più o meno, gli stessi del 2013). Poca differenza nel numero delle ispezioni (385 contro 411 dell’anno precedente).

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Sono drasticamente calate le violazioni amministrative contestate, pari a 557, contro le 850 del 2013. La tipologia di violazioni è molto simile a quella precedente, con una parte consistente legata al trattamento illecito dei dati, legato principalmente al marketing telefonico. E’ però aumentato l’importo delle sanzioni, visto che il totale 2014 è pari a 5 milioni di euro, contro i 4 del 2013. Viceversa, le violazioni segnalate all’autorità giudiziaria sono diminuite, 39 contro le 71 precedenti. In entrambi i casi, la voce più significativa è la

«mancata adozione di misure minime di sicurezza a protezione dei dati».

Privacy policy

Il Garante Privacy italiano è stato il primo in Europa a chiedere a Google di rendere conforme la privacy policy alle norme italiane, ottenendo l’accettazione di un protocollo. Altri interventi di indirizzo: modello semplificato di raccolta del consenso per l’uso trasparente dei cookie da parte dei siti, indagini sulle app mediche, regole per tutelare gli utenti che utilizzano il pagamento elettronico a distanza (mobile payment), misure ai gestori dei nodi di interscambio dei dati Internet (IXP), rafforzato il diritto a consultare gli archivi giornalistici online, recepita la sentenza europea sul diritto all’oblio su Internet.

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Fra i documenti 2014, si segnalano le indicazioni sull’uso corretto degli smartphone e tablet aziendali in dotazione ai lavoratori e per assicurare tutele nel mercato del lavoro on line. Si tratta di un capitolo particolarmente caldo nelle ultime settimane, visto l’intervento normativo del Governo che con uno dei decreti applicativi del Jobs Act (approvato in via preliminare) ha riscritto l’articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori proprio in materia di controlli a distanza con riferimento all’uso delle nuove tecnologie.

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E su questo è intervenuto, nella sua relazione, il presidente dell’Autorità, Antonello Soro:

«nei rapporti di lavoro il crescente ricorso alle tecnologie» rende sempre più sottile «la linea, un tempo netta, fra vita privata e vita lavorativa». E’ quindi «auspicabile che il decreto legislativo all’esame delle Camere sappia ordinare i cambiamenti resi possibili dalle innovzioni in una cornice di garanzie che impediscano forme ingiustificate e invasive di controllo».

La relazione 2014 del Garante Privacy